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La App più radical tra quelli chic sceglie cosa è giusto mangiare e cosa no

Nei supermercati ormai è un pullulare di donne altere e uomini scintillanti che selezionano i prodotti dopo averli scansionati con lo smartphone. C'è del buono e del meno buono: qualche considerazione
di Andrea Tempestini venerdì 24 aprile 2026

2' di lettura

Fateci caso. Più il supermercato è centrale e dispendioso, più vi capita di imbattervi in donne altere e in uomini pervasi da scintillio sartoriale che, prima di riporlo nel carrello, scansionano con lo smartphone il prodotto sospettosamente selezionato. Il rituale ha piglio assolutista, sacrale. Trattasi di Yuka, l’app più radical tra quelli chic: inquadri il codice a barre per scoprire la tua pena, quanto male ti farà il prodotto.

L’icona della app è conciliante, placida, una carotina. I verdetti sono quasi irrimediabilmente catastrofici: mediocre e scarso i giudizi sintetici che la fanno da padrone. La app in questione ha l’innegabile pregio di proporre una sintesi di ciò che compri: proprietà nutrizionali, additivi. Il punto è saper leggere il responso, legato a doppio filo al famigerato Nutriscore, il sistema di etichettatura nutrizionale “a semaforo” introdotto dalla Ue che, secondo i più critici, flirta col terrorismo alimentare. A tal proposito: uno stimato collega ha documentato nel dettaglio le magagne di Nutriscore, talmente peculiare da mettere in guardia dal Parmigiano, roba che forse soltanto il colonnello Kurtz immerso nel buio della giungla.

Ora, un paio di nozioni decisive ai fini della speculazione: Nutriscore valuta solo il profilo nutrizionale per 100 grammi o ml di prodotto, penalizzando calorie, grassi saturi, salinità e zuccheri. Insomma non considera tout-court gli additivi. Yuka valuta i prodotti basandosi su tre parametri: qualità nutrizionale che pesa al 60%, additivi al 30%, certificazione biologica al 10%. Dunque Yuka è - in parte - un agente di Nutriscore e l’alta borghesia con tarlo salutista si è fatta reclutare senza far domande. Ovvero: il sospetto che sale, proteine e grassi saturi, in termini di insalubrità, pesino meno dell’additivo- magari cancerogeno e architrave del cibo ultraprocessato - appare fondato.

Ergo, tiriamo le somme (confesso: ogni tanto compulso Yuka). C’è del virtuoso, ossia i dischi cromatici, le sentinelle degli additivi: disco verde nessun rischio, giallo rischio limitato, arancione moderato, rosso concreto. Ancor più virtuose le schedine che dettagliano gli additivi in questione. Avrete capito che, sì, l’additivo mi turba. Calorie, zuccheri, sale e grassi saturi decisamente meno; eppure, nel punteggio pesano più questi ultimi. Tant’è, basta che donne altere e uomini scintillanti lo ricordino.

Postilla. Un adorabile collega di cui già vi parlai e che delega in toto la sua alimentazione alla macchinetta della redazione indulge quotidianamente a multiformi panini confezionati. Ne analizzammo uno con Yuka: il responso? A ragion veduta terrorizzante. E lui? Persevera con la pagnottella: fascinoso sprezzo del pericolo.

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