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Margherita a 17 euro, pizza con acqua di mare e un consiglio per tutti...

L'impazzimento di Milano si misura anche dall'impazzimento gourmet della pietanza: analisi sociologica spiccia di un possibile zoticone
di Andrea Tempestini venerdì 17 aprile 2026

2' di lettura

La monomania è una difformità di natura psichiatrica che spesso si manifesta tra le righe di questa rubrica di cucina o presunta tale. Questo solo per premettere che anche in quest’emissione - in parte mi duole e in parte no - il mio pensiero punta come il toro il drappo rosso verso il declino cognitivo dell’abitante milanese e dell’experience (che parola oscena!) che cerca quando vuole una pizza. 

Nessuna intenzione di reiterare pipponi su quale pizza sia superiore alle altre, romana (ovviamente lei) o napoletana. Semplicemente un focus pizzettaro favorito da un’esperienza personale: ero con un amico e cercavamo una pizza romana, compulsiamo il signor Google e scegliamo un locale aperto da poco in Isola, se ne parlava un gran bene. Già di fronte all’insegna del locale stesso, luci rosse e autocelebrazione, qualche dubbio si palesò. Figurarsi quando dopo aver chiesto un tavolo per due, se possibile all’aperto, la siliconatissima e taccatissima “maître” ci squadrò come due clochard (non eravamo cool ma per certo neppure barboneschi), dunque prese a roteare gli occhi scrutando proprio i tavoli all’aperto, tutti invariabilmente vuoti per quanto vicinissimi l’uno all’altro. Poi disse: «Datemi un attimo». L’attimo perdurò, tanto che pensammo di dileguarci. Ma tornò e scandì: «Dove volete». Un po’ come nei migliori club di Berlino: per entrare devi aspettare. Surreale.

Apri il menù. Margherita a 17 euro. Due paginette di altre pizze dai nomi stravaganti e costi esorbitanti. Ordiniamo due diavole che chissà come le avevano ribattezzate. Per carità: ingredienti fini ed impasto di livello. Sottilissima e croccante. Una meravigliosa pizzetta. Buona, sì, ma talmente pizzetta da farti prendere in considerazione un kebab per saziarti. Era lì, la vetrina «Turkish» proprio accanto. Insomma, andate a ciapà i ratt.

Sempre a Milano e sempre in Isola c’è anche chi impasta la pizza con acqua di mare. E se non fosse sufficiente quella nell’impasto zelanti camerieri rinvigoriscono lo spirito pelagico con spruzzate, su richiesta, di ulteriore acqua marina. C’è chi se ne compiace e chi a quella pizza, oggettivamente buona, non rinuncia più. Io, alla vista dello spruzzino, proverei l’imbarazzo che potrei provare nel sottopormi a una pedicure.

Milano offre anche: pizza crudista; pizzeria con 11 impasti differenti; pizza da euro 1.500 in un celebre hotel; pizze con bergamotto e arance. In definitiva, signori miei, a me par che qui si sbarelli. O io zotico o voi allocchi. Tertium non datur.

PS: la mia pizza meneghina del cuore? Un locale sardo, spartano e rumoroso, si trova alle porte di Dergano, quasi periferia. Voi della margherita a 17 euri andate con penna e taccuino ai confini dell’impero e prendete nota: quella è una pizza.

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