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"Il vaccino AIDS non previene e non può sostituire la terapia"

I dati sugli effetti a lungo termine della inoculazione intradermica di proteina Tat biologicamente attiva sono al momento positivi. Occorre però precisare alcune cose, perché non si creino aspettative ancora ingiustificate
di Maria Rita Montebelli domenica 24 febbraio 2019

Massimo Galli

3' di lettura

"Nonostante le  molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l'HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo", dichiarano gli specialisti della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) presieduta dal professor Massimo Galli. I dati recentemente pubblicati sugli effetti a lungo termine della inoculazione intradermica di proteina Tat biologicamente attiva hanno suscitato un forte eco. Occorre però precisare quanto segue, al fine di chiarire cosa effettivamente sia, per evitare che si creino aspettative ancora ingiustificate. Ecco, a tal proposito, il commento degli specialisti della Simit. Non e' un vaccino preventivo. Tat è stato impiegato con finalità terapeutiche in persone che si erano in precedenza infettate con HIV. Non vi sono quindi dati che ne sostengano un ruolo nel prevenire l’infezione da HIV. Non è quindi un vaccino preventivo. Per essere più chiari, non è un vaccino come quelli contro il morbillo o l’epatite B, che sono in grado di prevenire queste infezioni. A oggi, non abbiamo e non sappiamo se riusciremo ad avere un vaccino in grado di proteggere contro l’infezione da HIV. Non può sostituire la terapia antiretrovirale. Tat non può sostituire la terapia antiretrovirale, né permette, allo stato attuale delle conoscenze, di sospenderla. Nello studio in questione la proteina Tat è stata somministrata in persone in trattamento con farmaci antiretrovirali nelle quali l’attività replicativa del virus risultava già bloccata dal trattamento farmacologico assunto e che hanno continuato ad assumere per tutto il tempo considerato dall’indagine. Gli ultimi dati pubblicati sono stati ottenuti dall’osservazione protratta nel tempo di una parte dei pazienti che avevano aderito a uno studio precedente. Non era previsto un gruppo di controllo costituito da persone che, partendo da caratteristiche individuali, conta delle cellule CD4+ e viremia comparabili a quelle di coloro che hanno ricevuto Tat, abbiano assunto lo stesso loro trattamento antiretrovirale senza ricevere Tat. Questo confronto, che andrebbe attuato su un numero di pazienti più consistente di quello arruolato nello studio a cui ci stiamo riferendo, è indispensabile per determinare l’effettivo contributo di Tat nell’incrementare la riduzione dei reservoir virali rispetto a quanto dovuto alla sola terapia antiretrovirale. Proseguire con corretta assunzione dei farmaci. Concludendo, lo studio presenta vari spunti di interesse, che meritano di essere portati alla conoscenza della comunità scientifica e delle persone che vivono con HIV/AIDS. Per quanto già esposto, i dati vanno tuttavia interpretati con la necessaria cautela. Nonostante le  molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l'HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo. Simit fa presente a tutti i pazienti, ai loro congiunti e a chiunque sia interessato di evitare generalizzazioni e ‘fughe in avanti’ che possano suscitare false speranze e  incrinare la volontà di proseguire per l’unica via che ad oggi garantisce il blocco della replicazione del virus e la ripresa della malattia: la corretta e stabile assunzione dei farmaci antiretrovirali consigliati dallo specialista infettivologo. (FABRIZIA MASELLI)

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AIDS
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MASSIMO GALLI

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