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Tumore alla prostata, il test non è sempre affidabile: "Livelli bassi non sono necessariamente rassicuranti"

di Gloria Gismondi domenica 13 ottobre 2019

1' di lettura

Il Psa è il test del sangue che misura l’antigene prostatico specifico. Valori elevati nell’esito di tale esame provano la presenza di un disturbo della ghiandola prostatica. Tuttavia, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama Internal Medicine, condotto su più di 80mila uomini, dimostra che si potrebbe sottostimare il pericolo di cancro alla prostata, di fronte a un Psa basso in uomini che assumono farmaci per curare l’ipertrofia prostatica benigna. "Ci sono anche casi in cui bassi livelli di Psa non sono necessariamente rassicuranti e non possono escludere la presenza di un carcinoma. Quei valori potrebbero essere infatti falsati dalle terapie assunte per il trattamento di un disturbo benigno", ha spiegato Giuseppe Procopio, responsabile della Struttura semplice di Oncologia medica genitourinaria all’Istituto nazionale dei tumori di Milano.  Leggi anche:Contro il tumore della prostata arriva la medicina di precisione "È utile invece per i soggetti a rischio, quelli che hanno una familiarità positiva per carcinoma della prostata e che dovrebbero eseguire il test almeno una volta attorno ai 45 anni - spiega Procopio -: sulla base del risultato si possono poi disegnare le strategie dei controlli e la loro frequenza. E poi, naturalmente, per chi ha disturbi della sfera genitourinaria. L'indicazione ad eseguire l'esame dovrebbe essere concordata con il proprio medico di medicina generale o lo specialista urologo. E sempre con il medico andrebbero valutati attentamente gli esiti, onde evitare di preoccuparsi eccessivamente o di sottostimarli, procedendo con altri esami se necessario".

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