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Colesterolo e cuore, la terapia personalizzata e i segnali da non sottovalutare

di Paola Natali mercoledì 13 maggio 2026

3' di lettura

Quando si parla di colesterolo, il rischio è sempre lo stesso: semplificare troppo. In realtà non si tratta di una sola sostanza, ma di un sistema complesso che circola nel sangue e che, a seconda dell’equilibrio tra le sue componenti, può proteggere oppure danneggiare il sistema cardiovascolare. In Italia, le malattie cardiovascolari restano ancora la prima causa di morte, responsabili di circa il 30% dei decessi, e il ruolo del colesterolo è centrale nella loro prevenzione. Per chiarire questi aspetti, abbiamo intervistato la dottoressa Cristina Baronio, medico di medicina generale esperta in omotossicologia e medicina dei sistemi.  «Quando si misura il colesterolo totale, spiega la dottoressa Baronio , si valuta la somma complessiva del colesterolo nel sangue, trasportato dalle lipoproteine HDL, LDL e altre frazioni minori. Ognuna svolge funzioni diverse e ciò che conta davvero è il loro equilibrio».

Le HDL, spesso definite “colesterolo buono”, hanno un ruolo protettivo: «Aiutano a rimuovere il colesterolo in eccesso dalle arterie, riportandolo al fegato per l’eliminazione». Le LDL, invece, svolgono una funzione diversa: «Trasportano il colesterolo verso i tessuti, ma una parte di esse, soprattutto quelle ossidate, può depositarsi nelle pareti dei vasi, innescando microinfiammazione e contribuendo alla formazione di placche aterosclerotiche». Un processo che, nel tempo, può diventare pericoloso: «Per questo non basta guardare il valore totale, ma bisogna valutare il rapporto tra HDL e LDL». Il problema principale del colesterolo elevato è la sua lentezza. Non dà sintomi immediati, ma agisce nel tempo. «Quando il colesterolo LDL resta elevato per anni , spiega Baronio , può favorire l’aterosclerosi, un processo progressivo e spesso silenzioso. Le arterie diventano più rigide e il loro lume si restringe, aumentando il rischio di infarto, ictus e malattie vascolari periferiche».

Il rischio è proprio l’assenza di segnali precoci: «Molto spesso non ci sono sintomi fino a eventi acuti improvvisi, come infarto miocardico o ictus cerebrale». Sul fronte della prevenzione, lo stile di vita resta fondamentale. «Sono la base di qualsiasi terapia, sottolinea la dottoressa. Una dieta corretta può ridurre significativamente il colesterolo LDL». Tra gli alimenti consigliati ci sono fibre, legumi, verdure, cereali integrali, olio d’oliva, pesce e frutta secca. Da limitare invece grassi saturi e trans, tipici di prodotti industriali, fritti e carni lavorate. Anche il movimento ha un ruolo importante: «L’attività fisica regolare migliora il profilo lipidico complessivo». E non va sottovalutato il fumo: «È infiammazione. E l’infiammazione altera le LDL, favorendone il deposito nelle arterie». «I farmaci entrano in gioco quando dieta e attività fisica non sono sufficienti o quando il rischio cardiovascolare è già elevato», spiega Baronio. Le statine restano il trattamento più utilizzato: «Riducono efficacemente il colesterolo LDL e il rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus».

I benefici sono solidi, ma la terapia va sempre personalizzata: «Gli effetti collaterali esistono ma sono generalmente rari e controllabili». In alcuni casi si possono associare altri farmaci o integratori: «Negli ultimi anni sono disponibili terapie in combinazione che aiutano a raggiungere obiettivi più rigorosi, soprattutto nei pazienti ad alto rischio». Tra le novità abbiamo l'acido bempedoico, associato o meno all'ezetimibe, gli inibitori della PCSK9, e gli anticorpi monoclonali che vengono utilizzati in casi di estrema gravità. Non tutti i casi, però, dipendono dallo stile di vita infatti «In alcune persone il colesterolo alto ha una base genetica, come nell’ipercolesterolemia familiare», chiarisce la dottoressa. In questi casi i valori possono essere elevati fin dalla giovane età e il rischio cardiovascolare più precoce. «È fondamentale una buona anamnesi familiare e screening mirati. Ma anche in presenza di predisposizione genetica, uno stile di vita sano e terapie adeguate permettono di ridurre in modo significativo i rischi». In sintesi, il colesterolo non è un nemico assoluto, ma una sostanza da comprendere e tenere in equilibrio. La differenza tra salute e rischio cardiovascolare, oggi più che mai, passa da qui.

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