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Fegato grasso, un prelievo di sangue per sapere se c'è

Un gruppo di ricercatori del Cnr di Pisa avrebbe individuato dei marcatori in grado di rivelare precocemente la presenza della steatosi epatica non alcolica (Nafld), malattia che a causa della sua asintomaticità spesso passa inosservata
di Maria Rita Montebelli domenica 22 settembre 2019

2' di lettura

Presentata a Barcellona durante il congresso della European association for the study of diabetes (Easd) da un gruppo di ricerca della Società italiana di diabetologia (Sid), una ricerca che potrebbe cambiare profondamente il metodo di diagnosi della steatosi epatica non alcolica (Nafld), subdola patologia metabolica che rappresenta un importante fattore di rischio per diabete e malattie cardiovascolari. Lo studio è stato condotto dal Cnr di Pisa e ha valutato la possibilità che l’alterazione dei livelli di aminoacidi e lipidi – in particolare di glicina e di colesterolo Hdl, il cosidetto colesterolo ‘buono’ - circolanti nel sangue potesse fungere da spia precoce di un’alterazione del metabolismo del fegato.  “Abbiamo studiato 112 soggetti non diabetici, di cui 92 con Nafld e 20 non affetti da questa condizione. In questi pazienti – afferma la dottoressa Chiara Barbieri, Ifc-Cnr di Pisa, primo autore dello studio – è stata misurata a digiuno la concentrazione degli aminoacidi, il profilo lipidico e gli enzimi epatici. È stata inoltre valutata la presenza di insulino-resistenza nonché produzione endogena di glucosio e la lipolisi”. Ebbene, i pazienti con Nafld presentavano un aumento dell’insulino-resistenza rispetto ai soggetti senza Nafld. Tra gli aminoacidi cosiddetti ‘non essenziali’ la glicina riveste un ruolo importante in quanto coinvolta in molti processi metabolici. Diversi studi condotti in passato hanno evidenziato che ridotte concentrazioni plasmatiche di glicina si associano ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2, di malattie cardiache e infiammatorie. Tra i lipidi circolanti, una ridotta concentrazione di Hdl si associa ad un aumentato rischio di malattie cardio-metaboliche. Questo studio ha evidenziato che anche i pazienti presentano un alterato profilo plasmatico degli aminoacidi e che una ridotta concentrazione di glicina si associa alla gravità della malattia e all'insulino-resistenza, soprattutto a livello del fegato. In questi pazienti sono state inoltre osservate concentrazioni di Hdl più basse in proporzione all'insulino-resistenza epatica che evidenziano come l'aumentato rischio di malattia cardiovascolare nei soggetti con Nafld abbia una forte componente epatica. Generalmente la presenza di questa malattia -  caratterizzata da un eccesso di grasso epatico – viene accertata con un’ecografia e, data l’assenza di sintomi, molto tardi rispetto alla sua insorgenza. Ma i risultati di questo studio potrebbero indicare che basterebbe un semplice prelievo del sangue per diagnosticare precocemente la Nafld, poiché hanno dimostrato che la misura del profilo aminoacidico - già disponibile di routine in alcuni ospedali - può fornire informazioni importanti sullo stato metabolico di un paziente. "I risultati di questo progetto – afferma la dottoressa Amalia Gastaldelli, direttore della ricerca dell'Unità di rischio cardiometabolico e del laboratorio di spettrometria di massa presso l'Ifc-Cnr di Pisa – hanno permesso di integrare la conoscenza della fisiopatologia della Nafld e di individuare nuovi marker non invasivi per implementare le strategie di diagnosi, prevenzione e trattamento di questa malattia, che è ormai riconosciuta come un importante problema di salute pubblica".

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