Nel dolore addominale non sempre la causa è visibile, e per molte persone che convivono con la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) la sensazione è proprio questa: sintomi reali, spesso invalidanti, ma difficili da spiegare e ancora più difficili da trattare. Ora, una nuova ricerca pubblicata su Science prova a fare luce su uno degli aspetti più enigmatici della malattia: perché colpisce soprattutto le donne.
La risposta potrebbe trovarsi in un meccanismo biologico finora poco considerato, legato agli estrogeni e alla comunicazione tra cellule intestinali. Secondo lo studio, infatti, l’ormone sessuale femminile avrebbe un ruolo diretto nell’aumentare la sensibilità al dolore viscerale, amplificando i segnali che dall’intestino arrivano al cervello. “Le cellule nell’intestino delle femmine rispondono agli estrogeni aumentando la segnalazione del dolore”, spiegano i ricercatori che hanno condotto lo studio sui topi. Un processo che potrebbe contribuire a chiarire perché circa due terzi delle persone con IBS siano donne. La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione complessa e ancora non completamente compresa, caratterizzata da sintomi come gonfiore, diarrea, stitichezza e dolore addominale, spesso influenzati dallo stress o dall’alimentazione. Da tempo gli scienziati sospettano un ruolo degli ormoni sessuali, anche perché molte pazienti riferiscono un peggioramento dei sintomi in relazione al ciclo mestruale. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno concentrato l’attenzione su un particolare tipo di cellule presenti nel colon: le cellule enterocromaffini. Queste cellule reagiscono a stimoli irritanti rilasciando serotonina, un neurotrasmettitore che attiva le terminazioni nervose responsabili della trasmissione del dolore al cervello.
“L’ipotesi era che l’estrogeno potesse modulare l’attività di queste cellule rare ma cruciali”, ha spiegato la fisiologa molecolare Holly Ingraham dell’Università della California a San Francisco, che ha guidato la ricerca. Gli esperimenti sui topi hanno fornito indizi significativi. Le femmine a cui erano state rimosse le ovaie e quindi private della produzione di estrogeni, mostravano una ridotta attività dei nervi legati al dolore intestinale. Inoltre, reagivano meno agli stimoli di distensione del colon, simulati tramite un piccolo palloncino gonfiato nell’intestino. “È un lavoro eccellente”, ha commentato Guy Boeckxstaens, neurogastroenterologo della KU Leuven, che non ha partecipato allo studio. “Aggiunge una nuova dimensione alla nostra comprensione del dolore addominale e offre un’importante spiegazione del perché le donne possano essere più a rischio.”
Il risultato più rilevante è che gli estrogeni sembrano amplificare la comunicazione tra cellule intestinali e sistema nervoso, aumentando la percezione del dolore. Un meccanismo che, se confermato anche nell’uomo, potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti mirati, capaci di agire proprio su questa via biologica. Per ora la ricerca è ancora in fase preclinica, ma rappresenta un passo importante verso una comprensione più profonda dell’IBS, una condizione spesso invisibile ma con un impatto significativo sulla qualità della vita di milioni di persone.