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Allarme microplastiche:ecco da dove le beviamo

I tappi delle bottigliette d’acqua e le bustine di tè in nylon, rilasciano miliardi di particelle di microplastica, che ignari, giorno dopo giorno ci beviamo. L’allarme lanciato da uno studio canadese e uno italiano
di Maria Rita Montebelli domenica 10 novembre 2019

2' di lettura

Ci sono quelli che una bottiglietta d’acqua di plastica la fanno durare settimane. Come si svuota la riempiono, magari di acqua di rubinetto, e la usano di fatto come borraccia. Ma quello che fa bene all’ambiente (così di certo si producono meno rifiuti di plastica) può rivelarsi molto dannoso per la salute. Il problema, rivela uno studio appena pubblicato su Water Research dal professor Paolo Tremolada (Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, Università di Milano) e colleghi, non è tanto nella bottiglietta di plastica di per sé ( sono in PET, una plastica ‘sicura’ per la salute) quanto  nel tappo, che dopo un po’ di apri e chiudi si usura e rilascia nell’acqua della bottiglia frammenti di microplastiche. Che ci beviamo, nella più beata ignoranza. Non tutte le marche di acqua minerale danno lo stesso problema con i tappi, ma nel dubbio - consigliano gli esperti - è bene evitare di ‘riciclare’ la stessa bottiglia. Il problema riguarda la bottiglia in sé perché, dai vari test effettuati, dai ricercatori milanesi, le ‘pareti’ sono risultate resistenti allo stress meccanico e non rilasciano microplastiche. Un altro allarme microplastica era stato lanciato di recente anche da uno studio canadese della McGill University, pubblicato su Environmental Science and Technology,  che aveva dimostrato come le bustine di tè in nylon e polietilene tereftalato (quelle carine a forma di piramide o in ‘simil-tulle’) rilasciano miliardi di particelle di microplastica quando intinte nell’acqua bollente. Insomma invece di un bel tè, si finisce col bere un infuso di microplastiche (una singola tazza di tè, ne può contenere fino a 11,6 miliardi) che, giorno dopo giorno, di certo non giova alla salute (e neppure all’ambiente). In questo caso, il consiglio dei ricercatori è di utilizzare tè sfuso o quello  nelle bustine di carta. Ma l’inquinamento da microplatiche è ben più diffuso di quanto si pensi e interessa anche l’acqua di rubinetto (anche se meno dell’acqua nelle bottiglie di plastica). Lo scorso mese di agosto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato il primo rapporto sull’argomento ‘rischio per la salute da microplastiche’, giungendo alla conclusione che al momento, questa forma di inquinamento non sembra porre rischi per la salute; ma dato che le informazioni finora disponibili sull’argomento sono molto limitate (i primi studi risalgono ad appena un paio di anni fa), l’OMS ritiene necessario approfondire la questione con ulteriori ricerche, che includano anche l’esposizione alle microplastiche contenute nell’aria e nei cibi. Questo report insomma ha tutta l’aria di essere il primo di una lunga serie.  Per il momento, meglio essere prudenti ed evitare, per quanto possibile, le bevande più inquinate dalle microplastiche. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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