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Diabete e post-infartoDapagliflozin funziona

Il farmaco di Astra Zeneca ha mostrato una riduzione del rischio relativo di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) negli adulti con diabete di tipo 2 che hanno avuto un precedente infarto acuto del miocardio
di Maria Rita Montebelli domenica 31 marzo 2019

2' di lettura

Presentati al 68° Congresso annuale dell'American College of Cardiology (ACC) e pubblicati sulla rivista Circulation i risultati della prima sotto-analisi dello studio di Fase III DECLARE-TIMI 58, che ha dato risultati positivi su dapagliflozin: una riduzione del rischio relativo di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) del 16 per cento rispetto al placebo negli adulti con diabete di tipo 2 (T2D) con precedente infarto acuto del miocardio. Inoltre, i risultati hanno dimostrato che nella stessa popolazione, rispetto al placebo, dapagliflozin ha ridotto il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o morte cardiovascolare. Nella seconda sottoanalisi presentata, Dapagliflozin ha dimostrato di ridurre la morte da tutte le cause e morte da causa cardiovascolare in pazienti con scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione (HFrEF). Dapagliflozin ha inoltre evidenziato una riduzione del rischio di ospedalizzazioni da scompenso cardiaco indipendentemente dalla frazione di eiezione al basale. Queste sotto-analisi pre-specificate di DECLARE-TIMI 58 si aggiungono ai risultati primari positivi dello studio presentato all'American Heart Association Scientific Sessions nel 2018, che ha dimostrato che dapagliflozin riduce significativamente il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o morte cardiovascolare rispetto al placebo, in modo coerente nell'intera popolazione sia con pregressa patologia cardiovascolare che con soli multipli fattori di rischio. Inoltre, in DECLARE si è evidenziato un minor numero di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) per il braccio dapagliflozin rispetto a quello placebo, senza tuttavia raggiungere la significatività statistica. “I nuovi dati relativi alle sotto-analisi di DECLARE evidenziano ulteriori effetti benefici cardiaci di dapagliflozin, in particolare nei pazienti con pregresso infarto acuto del miocardio e nei pazienti con scompenso cardiaco a ridotta frazione d’eiezione, rafforzando evidenze già note per la classe degli SGLT2i – ha dichiarato Andrea Giaccari, diabetologo presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Professore Associato di Endocrinologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Inoltre, durante il congresso americano, sono state presentate le nuove linee guida ACC/AHA in cui sono stati recepiti i dati dello studio DECLARE anche in popolazione senza patologia cardiovascolare pregressa, indicando per la prima volta l’uso preferenziale degli SGLT2i anche in questi pazienti. Questa raccomandazione sottolinea la necessità dell’uso precoce delle gliflozine, indispensabile per una efficace prevenzione che preceda la comparsa di eventi drammatici come insufficienza renale o scompenso cardiaco. L’auspicio per il futuro è che vi sia una più stretta collaborazione tra medico di medicina generale e diabetologo, non solo per la terapia ma anche per la prevenzione cardio-renale di tutti i nostri pazienti; solo insieme potremo contribuire a migliorare la qualità e la prognosi di vita di tutte le persone con diabete di tipo 2”. Dapagliflozin è un inibitore selettivo del co-trasportatore di sodio-glucosio umano 2 (inibitore SGLT2) indicato come monoterapia e come parte della terapia di combinazione per migliorare il controllo glicemico nei pazienti adulti con diabete di tipo 2. Dapagliflozin non è indicato per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, scompenso cardiaco o morte. (EUGENIA SERMONTI)

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