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iAmgenius: ecco i due progetti per migliorare la vita ai pazienti

La prima edizione dell’iniziativa di digitaladvocacy promossa da Amgen si è conclusa con un pari merito: a vincere al termine della maratona digitale che ha coinvolto per 24 ore 75 creativi digitali sono stati Desi e Care sharing
di Maria Rita Montebelli domenica 2 dicembre 2018

3' di lettura

Sono due i progetti vincitori della prima edizione di iAmgenius, l’iniziativa di digital advocacy promossa da Amgen in collaborazione con l’Associazione Italiana contro le leucemie - linfomi e mieloma (Ail) ed Europa donna, con il patrocinio di Fondazione associazione italiana di oncologia medica (Aiom), per umanizzare i percorsi di cura dando voce ai bisogni dei pazienti e mettendo a loro disposizione il talento e la creatività di giovani ‘digitali’. I due progetti vincitori sono emersi al termine della maratona digitale che ha coinvolto per 24 ore 75 creativi digitali di tutta Italia raggruppati in 15 team. La mission assegnata ai digital expert era quella di tradurre in innovazioni digitali, partendo dall’analisi degli oltre 800 suggerimenti di pazienti oncologici raccolti tra luglio e settembre sulla piattaforma di iAmgenius. Le idee vincenti. Il primo progetto premiato usa la realtà virtuale per mantenere il filo diretto tra i pazienti oncologici ricoverati e le loro famiglie. Si tratta di Desi ed è stato sviluppato dal team Ardastudio per rivolgersi ai pazienti costretti a passare molto tempo in ospedale, lontani dalle loro famiglie e dai luoghi che amano. È il primo dispositivo di questo genere che integra video a 360°, camera a 360° e servizio streaming. In questo modo Desi può permettere ai pazienti esperienze come quella di ritrovarsi a casa con la propria famiglia durante il pranzo della domenica, e di superare il senso di solitudine che soprattutto in alcuni momenti coglie chi è costretto al ricovero in ospedale. Mentre i piccoli pazienti potranno seguire le lezioni di scuola come se fossero in classe. Ma il valore aggiunto del visore è anche quello di permettere un accesso facilitato a ogni tipo d’informazione sulla patologia e le terapie. “L’obiettivo di Desi – ha dichiarato Renzo Carriero co-founder di Ardastudio – è di contribuire attraverso la realtà virtuale a colmare i bisogni psicologici dei pazienti superando le distanze e le difficoltà di comunicazione con la famiglia e col mondo esterno”. Il secondo progetto premiato è Care sharing del team Digital pills, un’applicazione multipiattaforma adattabile ai diversi livelli di competenza digitale attraverso cui caregiver e pazienti, che devono recarsi negli stessi centri di cura e agli stessi orari, possono da una parte avere l’occasione di condividere le proprie esperienze e dall’altra permettere al caregiver di gestire con più flessibilità l’impegno necessario all’accompagnamento dei familiari. L’applicazione utilizza un algoritmo specifico che permette ai caregiver di cercare altri caregiver nella propria zona che effettuano lo stesso viaggio, accoppiare le esigenze, e mettersi in contatto con loro per organizzare dei turni. “L’obiettivo che ci siamo posti è stato quello di alleggerire la quotidianità delle persone che stanno vicino ai pazienti, e dar loro la possibilità di migliorare la gestione del tempo quotidiano”, hanno raccontato Mattia Merra responsabile marketing & communication presso Ruleat, e Daniele Trimarchi, software developer presso Ruleat. Lo spirito di iAmgenius. Amgen ha premiato ciascuno dei due team con un voucher da 5 mila euro ciascuno da dedicare allo sviluppo dell’innovazione digitale. “Grazie ai progressi della ricerca, i tumori, in tanti casi, si sono trasformati in una condizione di cronicità, che richiede nuove risposte ai bisogni dei pazienti – ha spiegato André Dahinden, presidente e amministratore delegato Amgen Italia – iAmgenius ci ha permesso di aggregare i piu importanti interlocutori tra rappresentanti di società scientifiche, associazioni pazienti e mondo digitale per ripensare la centralità dei pazienti e comprendere come le nuove tecnologie digitali possano contribuire a rendere più umani i percorsi di cura”. (MATILDE SCUDERI)

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