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Sindromi mielodisplastiche e leucemia mieloide acuta

Un convegno medico-scientifico con il supporto non condizionante di Celgene riunisce specialisti ematologi a Milano per discutere ruolo dei farmaci epigenetici e possibili futuri scenari di trattamento
di Maria Rita Montebelli giovedì 31 maggio 2018

4' di lettura

Si aprono nuove frontiere nella lotta contro le neoplasie mieloidi. I risultati raggiunti negli ultimi 10 anni con i farmaci ipometilanti nel trattamento di queste patologie, per le quali i pazienti avevano poche o nessuna possibilità di cura, hanno posto le basi per lo studio di nuove molecole dal meccanismo mirato a colpire la causa della malattia. Delle possibili future prospettive nel trattamento di tumori del sangue come le sindromi mielodisplastiche (Smd) e la leucemia mielodie acuta (Lma) si è discusso a Milano nel convegno 'Dall’epigenetica ai nuovi scenari di cura: 10 anni di progressi nelle neoplasie mieloidi' che ha riunito i più importanti specialisti ematologi italiani. L’incontro, realizzato con il patrocinio dell'Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma Onlus (Ail), della Fondazione Italiana Sindromi Mielodisplastiche (Fism), dell'Associazione Italiana Pazienti Sindrome Mielodisplastica (Aipasim), della Società Italiana di Ematologia Sperimentale (Sies) e della Società Italiana di Ematologia (Sie) e con il supporto non condizionante di Celgene, ha favorito un dibattito sui risultati ottenuti in 10 anni di utilizzo di farmaci epigenetici e sulle possibilità di trattamento legate alle terapie attualmente in sviluppo nelle sindromi mielodisplastiche e nella leucemia mieloide acuta. Da un punto di vista clinico queste due patologie sono affini. Le sindromi mielodisplastiche possono infatti evolvere in leucemia mieloide acuta e quasi il 20 per cento dei casi di Lma è preceduto da una sindrome mielodisplastica. Nelle sindromi mielodisplastiche ad alto rischio l’ipometilazione ha dimostrato di essere un valido meccanismo di azione per il controllo della malattia e l’aumento della sopravvivenza dei pazienti. «Nelle sindromi mielodisplastiche ad alto rischio, l’efficacia di azacitidina è ampiamente comprovata da studi clinici e dati di real life; oggi i pazienti, anche anziani e con comorbidità, hanno a disposizione un’opportunità di trattamento e miglioramento della qualità di vita nel percorso della malattia», ha affermato Esther Natalie Oliva dell’Unità di Ematologia Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. La ricerca di farmaci, da sempre particolarmente attiva nella Lma, sta riguardando anche le sindromi mielodisplastiche che, in special modo nel basso rischio, ha finora evidenziato promettenti risultati. «I pazienti con Smd a basso rischio, benchè non abbiano tendenza a sviluppare leucemia acuta, tuttavia sono spesso fortemente anemici e dipendono dalle trasfusioni, di frequente dopo aver perso risposta agli agenti stimolanti l’eritropoiesi (Esa) - dichiara Valeria Santini, professoressa associata di Ematologia, NDS Unit, AOU Careggi, Università di Firenze - Il paziente con Smd trasfusione-dipendente ha livelli fluttuanti di emoglobina che influiscono sulla qualità di vita, sui sintomi e alla fine sullo stato generale di salute, peggiorando magari problemi cardiaci preesistenti. Per tale motivo, la ricerca si è concentrata sui meccanismi patogenetici di questa grave anemia ESA-resistente e si sono individuati dei farmaci sperimentali che negli studi clinici hanno dimostrato capacità di alleviare detta patologia. Si tratta di molecole che bloccano la trasduzione del segnale di TGFbeta, una potente citochina infiammatoria che determina anemia. Nella Lma per oltre 40 anni la pratica clinica ha utilizzato la chemioterapia. Grazie allo studio del genoma delle cellule tumorali è stato possibile comprendere che i reali meccanismi patogenetici di detta malattia risiedono nell’epigenetica. «L’azacitidina è una molecola che appartiene alla categoria dei farmaci ipometilanti e, per tale motivo, interferisce con alcuni meccanismi che accompagnano l’evento leucemico – ha affermato Felicetto Ferrara, primario della Divisione di Ematologia dell’Ospedale A. Cardarelli di Napoli – grazie al profilo favorevole di efficacia e tollerabilità di questo farmaco, è oggi possibile sottoporre i pazienti con Lma over 65 anni ad un trattamento che permette di controllare la malattia, anche per lunghi periodi. I pazienti anziani con Lma arrivano al trapianto in non oltre il 10 per cento dei casi: trattandosi di soggetti con comorbidità e nella maggior parte dei casi con profili citogenetici sfavorevoli, non possono essere curati con la chemioterapia classica; per questo azacitidina rappresenta un’importante opportunità di trattamento». Terapie sempre più mirate sono in sviluppo per questa patologia: «Nelle forme di leucemia guidate da una mutazione specifica saranno disponibili inibitori specifici da utilizzare come agente singolo o in combinazione con chemioterapia», ha concluso Felicetto Ferrara. Celgene è stata una delle prime aziende farmaceutiche a credere nelle potenzialità dell’epigenetica in ematologia. «Azacitidina ha contribuito negli scorsi dieci anni ad ampliare gli orizzonti di trattamento delle neoplasie mieloidi, offrendo risposta a pazienti che, come quelli non eleggibili al trapianto, avevano limitate opzioni terapeutiche disponibili - ha dichiarato Jean Yves Chatelan, amministratore delegato di Celgene Italia - Il nostro impegno nella ricerca di queste patologie è continuo e inarrestabile per migliorarne la gestione e offrire loro sempre nuove opportunità di trattamento». (ANDREA COEN TIRELLI)

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