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Durvalumab è ok per migliorarela cura del carcinoma polmonare

Nello studio di Fase III PACIFIC il farmaco ha raggiunto il secondo endpoint primario di sopravvivenza globale nell'Nsclc, statisticamente significativa e clinicamente rilevante in un'analisi ad interim pre-pianificata
di Maria Rita Montebelli giovedì 31 maggio 2018

2' di lettura

Arrivano risultati positivi su durvalumab in termini di sopravvivenza globale (OS) dallo studio di Fase III PACIFIC - uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio-cieco, controllato verso placebo - che ha valutato la sua efficacia nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato, non operabile (Stadio III) e non progredito dopo trattamento con chemio-radioterapia concomitante a base di platino. Un'analisi ad interim pre-pianificata condotta da un comitato indipendente per il monitoraggio dei dati ha rilevato che lo studio ha raggiunto il secondo dei due endpoint primari, evidenziando un beneficio in OS statisticamente significativo e clinicamente rilevante nei pazienti trattati con durvalumab rispetto al placebo. Il profilo di sicurezza e tollerabilità per durvalumab si è dimostrato confrontabile con quello riportato al momento dell'analisi di sopravvivenza libera da progressione (PFS). AstraZeneca intende presentare i risultati finali dello studio PACIFIC in uno dei prossimi congressi internazionali. “Il raggiungimento di questo endpoint primario di sopravvivenza globale da parte di durvalumab è incredibilmente incoraggiante per una popolazione di pazienti potenzialmente guaribili per i quali, da 15 anni a questa parte, nessun approccio terapeutico si è dimostrato in grado di migliorare gli esiti clinici della chemio-radioterapia standard” afferma il professor Giorgio Scagliotti, direttore dell’Oncologia Medica all’Università di Torino. Marina Chiara Garassino, responsabile Oncologia toraco-polmonare dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha dichiarato: “Durvalumab è il primo farmaco in immuno-oncologia a mostrare un beneficio in sopravvivenza clinicamente significativo nei pazienti con tumore polmonare localmente avanzato, senza metastasi e non candidabile a chirurgia. Sono felice che i pazienti italiani ne possano beneficiare, attraverso il programma di uso compassionevole che AstraZeneca ha reso disponibile da subito. È inoltre fondamentale che i pazienti in questo stadio di malattia afferiscano a centri dove esiste un team multidisciplinare con oncologi, radioterapista e chirurgo. I risultati dello studio Pacific suggeriscono inoltre l’importanza di approfondire i meccanismi sinergici tra chemioterapia, radioterapia e immunoterapia, al fine di potenziare l’efficacia di tutte le armi terapeutiche a disposizione”. (ANDREA COEN TIRELLI)

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