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Razionalizzare la pratica clinicaeliminando i trattamenti ‘inutili’

L’embolia polmonare è una causa molto rara di sincope: i risultati di uno studio internazionale sostengono la riduzione di esami invasivi e potenzialmente dannosi sui pazienti al pronto soccorso
di Maria Rita Montebelli domenica 11 febbraio 2018

2' di lettura

Uno studio condotto da Giovanni Casazza e Nicola Montano dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Giorgio Costantino della Fondazione Ca’ Granda - Ospedale maggiore policlinico di Milano, è stato effettuato allo scopo di valutare concretamente l’entità del fenomeno embolia polmonare nei pazienti con sincope. Tale condizione, caratterizzata da provvisoria perdita di coscienza meglio conosciuta come svenimento, interessa circa una persona su tre che ne sperimenta gli effetti almeno una volta nella vita. Questo fenomeno piuttosto frequente è innescato da problematiche di diversa natura: la più grave di esse è l’embolia polmonare, ossia la presenza di trombi nei vasi polmonari, che può provocare insufficienza respiratoria e condurre alla morte improvvisa del paziente qualora non riconosciuta e trattata adeguatamente. Lo studio, pubblicato sulla rivista di medicina interna JAMA International Medicine, si è basato sull’analisi di dati inseriti in data base amministrativi all’interno dei quali sono raccolte informazioni cliniche e anagrafiche dei pazienti che usufruiscono del pronto soccorso o che sono ricoverati in una struttura ospedaliera. In particolare, sono stati presi in esame i dati provenienti dall’Italia (Ats Città metropolitana di Milano, popolazione di riferimento circa 3.2 milioni di residenti), dalla Danimarca (tutta la nazione, circa 5,5 milioni di individui), dal Canada (provincia di Alberta, popolazione di circa 4,2 milioni) e dagli Stati Uniti (due differenti fonti di dati: Optum insight, circa 14 milioni di individui e Hcup, circa 80 milioni di individui). I risultati emersi dallo studio dimostrano che l’embolia polmonare è una causa molto rara di sincope: infatti essa è presente solo in una fascia percentuale che va dallo 0,06 per cento allo 0,55 per cento dei pazienti analizzati. All’interno del contesto di Less is more, ossia della nuova corrente di pensiero che sta sempre più prendendo piede al fine di favorire una maggiore razionalizzazione della pratica clinica che preservi i pazienti dall’essere sottoposti a trattamenti inutili e talvolta dannosi, lo studio propone una revisione delle procedure di diagnosi dell’embolia polmonare che, pur essendo una patologia delicata e non trascurabile, non comporti la necessaria esecuzione di indagini, spesso costose e invasive, su tutti i pazienti che giungono in pronto soccorso in seguito a episodi di sincope. (FEDERICA BARTOLI)

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LESS IS MORE
UNIVERSITà STATALE DI MILANO
FONDAZIONE CA’ GRANDA
SINCOPE
EMBOLIA POLMONARE
GIOVANNI CASAZZA
NICOLA MONTANO
GIORGIO COSTANTINO
OSPEDALE MAGGIORE POLICLINICO DI MILANO
FEDERICA BARTOLI

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