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"Abbiamo bisogno dell’hospitalistper gestire bene i pazienti anziani"

Il paese invecchia, aumentano dunque le persone affette da problemi di salute anche cronici e comorbidità il consumo di farmaci. Una nuova figura professionale potrebbe essere la soluzione
di Maria Rita Montebelli domenica 6 maggio 2018

3' di lettura

In Italia la popolazione invecchia sempre di più: si vive infatti più a lungo ma purtroppo con l’età che avanza aumentano i disturbi che riguardano la salute e, di conseguenza, le terapie che bisogna seguire per contrastarli. Stando ai dati del ‘Rapporto Osservasalute 2017’ ogni giorno 6 milioni di persone over 65 consumano più di cinque medicinali e 1,3 milioni arriva a prenderne fino a dieci. Farmaci che spesso entrano in conflitto tra loro e costringono circa 1,5 milioni d’italiani a nuovi ricoveri in ospedale per far fronte ai danni provocati dalla loro interazione. Il tema verrà affrontato in occasione del XXIII congresso della Federazione nazionale dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) che si svolgerà dal 12 al 15 maggio a Bologna (Palazzo della cultura e dei congressi) alla presenza, tra gli altri, del ministro della salute Beatrice Lorenzin, del presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi e del direttore generale dell’ Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini. “Siamo il secondo paese più vecchio al mondo –  afferma Andrea Fontanella, presidente nazionale Fadoi – e il terzo per aspettativa di vita. I nuovi farmaci, le nuove tecnologie, la diagnostica rapida ed efficace, hanno permesso di contrastare in modo significativo le malattie acute: si muore molto meno per infarto e ictus, persino il cancro è stato ‘cronicizzato’. Eppure il 70,7 per cento degli over 65 ha almeno due patologie concomitanti e assume dai 5 ai 10 farmaci al giorno. Questi pazienti, presenti in tutti i reparti ospedalieri, non solo in quelli di medicina interna, vengono gestiti per i loro problemi in modo frammentato, spesso da differenti sub-specialisti che si occupano della patologia d’organo, senza tener conto della complessità e delle politerapie. Soprattutto non hanno un medico di riferimento che abbia la cultura della complessità e una visione globale della persona, oltre la capacità di gestire la comunicazione col paziente e i suoi famigliari. In pratica, un medico che, oltre a sapere, sappia fare. Questa figura professionale è quella che coincide con il ‘dottore degli adulti’, l’internista”. Fondamentale insomma, in questo scenario, una nuova figura professionale: quella dell’hospitalist, medico internista con competenze cliniche, gestionali e relazionali necessarie per seguire pazienti affetti da più patologie croniche.“La Fadoi – ricorda Fontanella - ha già iniziato un percorso formativo in questa direzione, proiettando le competenze dell’internista, gestore della complessità, verso una conduzione trasversale della stessa in tutti i reparti ospedalieri. È questa la figura dell’Hospitalist in chiave tutta italiana, per garantire la migliore assistenza ai pazienti cronici e complessi”.   Durante i lavori del congresso, particolare attenzione verrà data all’eccesso dei farmaci prescritti agli over65, causa sempre più frequente delle riospedalizzazioni che hanno spinto l’Organizzazione mondiale della sanità a lanciare la campagna di sensibilizzazione ’Medication without harm’. Progetto che anche in Italia vede in prima linea medici e infermieri con un unico obiettivo: ridurre i danni correlati all’abuso e all’errato uso dei farmaci, migliorando le pratiche e riducendo gli errori terapeutici.  Ampio spazio sarà dedicato al ruolo che Fadoi sta assumendo nei confronti del servizio del Servizio sanitario nazionale e al contributo delle società scientifiche nella produzione di informazioni utili al Servizio sanitario nazionale e all’Aifa. Quindi focus su: malattie rare, rene e gravidanza e infezioni gravi in medicina interna. (MATILDE SCUDERI)

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