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Le terapie contro le epatiti virali:i buoni risultati degli studi Gilead

I risultati di 5 trial clinici – 2 riguardanti l’epatite B e 3 riguardanti l’epatite C - sono stati presentati durante il convegno ‘The Liver Meeting 2017’ svoltosi negli scorsi giorni a Washington
di Maria Rita Montebelli domenica 5 novembre 2017

2' di lettura

Ancora passi avanti importanti nella ricerca contro l’epatite virale: durante il convegno ‘The Liver Meeting 2017’ svoltosi a Washington, Gilead Sciences Inc. ha annunciato i risultati di alcuni studi di Fase II e III condotti con suoi farmaci approvati per le infezioni da virus dell’epatite C cronica (Hcv) e dell’epatite B (Hbv), che si aggiungono alle evidenze a sostegno delle terapie di Gilead per l’epatite virale in diverse popolazioni di pazienti. “Gilead continua a studiare l’efficacia dei suoi regimi a singola compressa basati su sofosbuvir con somministrazione una volta al giorno in diverse popolazioni di pazienti con infezione cronica da Hcv,allo scopo di fornire una possibilità di cura a tutte le tipologie di pazienti, inclusi quelli più difficili da trattare - ha dichiarato Norbert Bischofberger, vicepresidente esecutivo della divisione ricerca & sviluppo e chief scientific officer presso Gilead - siamo anche impegnati nello sviluppo della cura a lungo termine dei pazienti con infezione cronica da Hbv, e siamo lieti di poter condividere diverse nuove evidenze che dimostrano i continui miglioramenti di sicurezza ossea e renale osservati quando i pazienti passano da tenofovir disoproxil fumarato a tenofovir alafenamide”. Risultati positivi infatti hanno ottenuto tre studi di fase II sul trattamento dell’epatite C, il primo su ledipasvir 90mg/sofosbuvir 400 mg su pazienti con infezione da Hcv e con insufficienza renale grave, il secondo su sofosbuvir 400mg/velpatasvir 100mg nei pazienti sottoposti a trapianto di fegato e infine sulla combinazione di sofosbuvir 400 mg/velpatasvir 100 mg/voxilaprevir 100 mg nei pazienti con infezione da Hcv precedentemente sottoposti a trattamento con inibitori dell’Ns5a, farmaci che attaccano una proteina strutturale del virus dell’epatite C. Altri sue studi, questa volta di fase III, hanno poi dimostrato il miglioramento della sicurezza ossea e renale a lungo termine nei pazienti con epatite B a un anno dal passaggio dal farmaco a base di tenofovirdisoproxilfumarato 300 mg a quello con tenofoviralafenamide 25 mg. (MATILDE SCUDERI)

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