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Salute: non solo Ssn, da bus a verde servizi città incidono su benessere

sabato 16 dicembre 2017
3' di lettura

Roma, 11 dic. (AdnKronos Salute) - Un buon servizio sanitario non basta: per garantire la salute dei cittadini servono anche servizi adeguati per migliorare la qualità della vita e garantire la sicurezza di chi ci vive. A fare la differenza sono i servizi essenziali: una buona mobilità sostenibile, una qualità accettabile dell'aria, ma anche strutture che favoriscono il movimento, come aree verdi attrezzate che abbiano anche una buona manutenzione e permettano di vivere lo spazio esterno senza rischi. Lo hanno ricordato gli esperti riuniti alla conferenza internazionale 'Health in The Cities', in corso a Roma. "Il problema della salute - ha precisato Andrea Lenzi, endocrinologo e presidente del Health Cities Istitute - non si limita all'organizzazione sanitaria e alle performance servizio sanitario nazionale, ma implica tutto il resto. I decisori politici devono aiutare la salute e la sanità a migliorare, grazie a tutta una serie di interventi in diversi settori". Con le azioni giuste, "la città potrebbe aiutare a rendere sani. Oggi la città deve restituire la sicurezza a chi ci vive". I problemi da affrontare per migliorare la salute di chi vive in città sono molti. A partire dalla crescita esponenziale della popolazione cittadina. Il notevole incremento della popolazione nelle aree urbane è legato anche ai flussi migratori. Il fenomeno di urbanizzazione si accompagna a cambiamenti sostanziali degli stili di vita rispetto al passato: cambiano le abitudini, cambia il modo di vivere, i lavori sono sempre più sedentari, l'attività fisica diminuisce. A questi cambiamenti - insieme all'invecchiamento della popolazione e all'isolamento sociale - corrisponde una crescita costante della prevalenza di diabete, una delle patologie croniche a più ampia diffusione nel mondo, in particolare nei Paesi industrializzati. Si tratta di una delle più rilevanti e costose malattie sociali della nostra epoca, per la tendenza a determinare complicanze sia acute che croniche e per il progressivo spostamento dell'insorgenza verso età giovanili. Nel 2015 l'International Diabetes Federation (Idf) stimava che gli adulti con diabete fossero 415 milioni; in base alle proiezioni, si ritiene che questo numero potrebbe aumentare fino a raggiungere i 642 milioni nel 2040. Nelle grandi città vivono oggi due terzi delle persone affette da diabete. Anche in Italia l"urban diabetes' è un problema emergente di sanità pubblica, visto che nelle 14 città metropolitane risiede il 36% della popolazione del Paese e circa 1,2 milioni di persone con diabete. L'inurbamento e la configurazione attuale delle città comportano per la salute pubblica e individuale tanti rischi che - indicano gli esperti - devono essere lo stimolo per identificare strategie di azione per un nuovo welfare urbano. Oltre al diabete, infatti, aumenta anche il rischio per le patologie infettive (da sovraffollamento e condizioni igieniche non adeguate), naturalmente soprattutto per gli abitanti delle baraccopoli e specie per l'età infantile. E ancora: aumenta l'esposizione all'inquinamento ambientale; cresce il rischio di essere coinvolti in incidenti stradali (dei 3.300 morti per incidenti stradali nel 2014 in Italia, oltre 50% si è verificato su strade urbane); aumentano i rischi di danni psicologici legati allo stress e all'isolamento sociale; aumenta il rischio di essere coinvolti in atti di violenza. In città cambiano anche i rapporti con il medico di famiglia: i dati osservazionali non pubblicati indicano che i cittadini hanno un rapporto più sfilacciato e meno empatico col proprio medico di famiglia che tendono, più frequentemente che nei piccoli centri, a bypassare. L'Organizzazione mondiale della sanità ritiene che le aree urbane sono importanti determinanti di salute sociali e un elemento chiave dell'agenda per un futuro sostenibile, ponendosi l'obiettivo di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, resilienti e sostenibili entro il 2030.

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