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Artrosi del ginocchio: oltre 65 anni ‘tocca’ uno su due. Quasi solo donne

di Maria Rita Montebelli domenica 21 febbraio 2016

2' di lettura

L'artrosi del ginocchio è causa di un dolore molto intenso e di deformità: questi due problemi rappresentano, per chi ne è affetto, una grave limitazione, al punto che il paziente cammina sempre di meno, si chiude in casa, sino all'annullamento della propria vita. L'artrosi è una malattia che colpisce, uomini e donne, generalmente il 50 % della popolazione al di sopra dei 65-70 anni. Sono in aumento, inoltre, i soggetti che, a causa di una condotta sportiva intensa, si ritrovano in questa situazione di degenerazione in età più giovanile, tra i 55 e i 65 anni, più frequentemente tra i maschi. Il trattamento pre-chirurgico. La risoluzione della problematica è impossibile se non si interviene chirurgicamente. Ma prima che questa malattia passi nelle mani del chirurgo, il paziente deve seguire una terapia come da malattia cronica degenerativa, attraverso l'uso di farmaci, la fisioterapia e appositi trattamenti medicamentosi infiltrativi. Questa comporta una riduzione dei sintomi, ma non la guarigione, perché al momento una terapia che faccia riprodurre la cartilagine, la cui mancanza causa l'artrosi, non c'è. "Dopo anni di trattamento non chirurgico con lo scopo di preservare la cartilagine - spiega l’ortopedico Mario Manili Socio SIOT – Società di Ortopedia e Traumatologia - Consulente presso il Centro Chirurgico Toscano di Arezzo e la Clinica Villa del Rosario di Roma - il paziente chiede al chirurgo di  cambiare strategia. Purtroppo non è possibile intervenire subito con la protesi, perché queste hanno una durata di circa 20 anni, a seconda dell'uso che se ne fa. Si presuppone, quindi, che un intervento del genere a 70 anni non richiederà successivamente una revisione, mentre a 50 anni un successivo miglioramento è altamente probabile. I consigli. In quanto malattia degenerativa, l'artrosi è una malattia che colpisce tutti, con una maggiore percentuale nei soggetti femminili: su dieci pazienti solo due sono di sesso maschile. Questo perché le donne hanno l'osteoporosi, quindi una decalcificazione ossea, e questo connubio aumenta il dolore e quindi la richiesta d'intervento del medico. Per gli sportivi si consiglia di compensare l'eccessivo carico con degli atteggiamenti di protezione (ginnastica fuori carico, attività in acqua, stretching, preparazione al gesto sportivo) e una particolare attenzione al peso. E' sconsigliabile intervenire precocemente con la protesi, utilizzare farmaci non ufficialmente riconosciuti, fare uso eccessivo di antiinfiammatori, che hanno un effetto ipertensivo e gastrolesivo.

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