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Organo ‘in vita’ a 37°C fuori dal corpo prima del trapianto

di Maria Rita Montebelli domenica 27 marzo 2016

3' di lettura

Un rivoluzionario programma di trapianto di fegato ha preso il via presso l’Unità Operativa di Chirurgia Epatica e del Trapianto di Fegato dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (AOUP) diretta dal professor Franco Filipponi, in cui l’organo destinato al trapianto viene conservato all’interno di una macchina e perfuso con sangue a 37°C mantenendolo perfettamente vitale alla temperatura fisiologica di 37°C, esattamente come fosse nel corpo umano, prima dell’impianto nel ricevente. L’innovativa tecnica è stata introdotta dai chirurghi Davide Ghinolfi e Daniele Pezzati che, grazie alla collaborazione dei dottori Emanuele Balzano, Laura Coletti e Paolo De Simone, hanno eseguito con successo alcune settimane fa il primo caso mai fatto in Italia. Nella comune pratica clinica l’organo, nel periodo che va dal prelievo nel donatore al successivo impianto nel ricevente, viene conservato in ghiaccio ad una temperatura variabile tra gli 0 e i 4 °C. Questo tipo di conservazione, pur avendo il vantaggio di rallentare il metabolismo, non protegge l’organo da danni che sono tanto maggiori quanto più prolungato è il tempo trascorso in questo ambiente non fisiologico. In questo caso invece, il fegato, dopo essere stato prelevato dal donatore e trasportato a Pisa, è stato alloggiato nella macchina che lo ha mantenuto perfettamente vascolarizzato con sangue umano ossigenato e ricco di componenti nutritizie. Durante questo periodo ne sono stati monitorati i parametri funzionali e le capacità metaboliche. Il decorso post-operatorio del paziente è stato regolare. La tecnologia in questione è stata sviluppata dall’azienda Organ Assist di Groeningen (Paesi Bassi) ed è distribuita in Italia dalla Avio Nord, da sempre impegnata in ambito trapiantologico. Al momento sono pochissimi i Centri trapianti che, nel mondo, dispongono di questi strumenti e hanno mai eseguito procedure simili. A breve partirà uno studio clinico, primo nel suo genere, per valutare e verificare i potenziali benefici dell'introduzione della macchina nel contesto regionale. Spiega Ghinolfi, responsabile del progetto: “Queste nuove tecnologie ci permetteranno una valutazione molto più accurata degli organi da trapiantare, basata su criteri funzionali, garantendo maggiore sicurezza e qualità alla pratica trapiantologica. Inoltre, il fatto di mantenerli perfettamente perfusi in ambiente simile a quello fisiologico ci darà l'opportunità di eseguire metodiche di ricondizionamento in grado di ottimizzare le performance dell'organo stesso. Sono scenari assolutamente nuovi e molto stimolanti di cui i nostri pazienti potranno beneficiare a breve e per i quali, grazie al supporto di OTT e della regione Toscana abbiamo iniziato ad intraprendere programmi di ricerca dall’altissimo profilo innovativo”. “L'auspicio principale è che l’introduzione di questa tecnologia possa contribuire ad ampliare il numero dei potenziali donatori – spiega Filipponi - minimizzando il numero e la severità delle complicanze legate alla inevitabile fase di conservazione dell'organo. Siamo molto soddisfatti dei successi preliminari ottenuti che dimostrano come il centro di Pisa, che quest'anno si è laureato il maggiore centro trapianti di fegato d'Italia, sia all'avanguardia anche nell'utilizzo delle più recenti scoperte tecnologiche applicabili alla trapiantologia”. L'introduzione di questa macchina per la perfusione normotermica d'organo è stato possibile grazie al supporto dell’Organizzazione Toscana Trapianti (OTT) e della regione Toscana. Spiega il dottor Adriano Peris, direttore di OTT: “Lo sforzo del sistema trapiantologico regionale è volto a massimizzare tutte le potenziali risorse donative e rendere il trapianto una possibilità terapeutica accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno. Anche quest'anno il sistema donativo e trapiantologico regionale ha confermato gli ottimi risultati degli anni precedenti, dimostrandosi una realtà di riferimento a livello nazionale ed internazionale ma riteniamo che, grazie al supporto della Regione, potremo ulteriormente implementare i nostri risultati”. A riguardo dell'impegno del personale il professor Filipponi precisa: “Tutti questi risultati non sarebbero possibili senza l'abnegazione e lo spirito di sacrificio del personale del Centro Trapianti di Fegato e delle Unità Operative che con esso collaborano. Un particolare ringraziamento va a chi ha reso possibile queste iniziali esperienze: tutto il personale medico ed infermieristico dell’unità operativa e delle sale operatorie, della UO di Anestesia e Rianimazione del Trapianto di Fegato diretta dal dottor Gianni Biancofiore, della UO di medicina trasfusionale e biologia dei trapianti diretta dal professor Fabrizio Scatena e del servizio di Anatomia Patologica e di Patologia Clinica diretto dal professor Aldo Paolicchi. Senza il loro impegno costante, ben al di là degli impegni contrattuali, niente di tutto questo sarebbe possibile”. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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