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HCV, HIV e infezioni fungine“Terapie disponibili per tutti”

di Maria Rita Montebelli sabato 30 gennaio 2016

3' di lettura

Sono state bandite dalla SIMIT 50 borse di studio, con un contributo di Merck & Co. attraverso la consociata italiana MSD, destinate a giovani ricercatori in tre aree della ricerca in infettivologia: infezioni fungine, HCV e HIV. Qual è l’obiettivo di questa iniziativa e quale l’importanza di questa partnership tra una società scientifica e un’azienda farmaceutica? Si tratta di un’iniziativa estremamente importante e valida, con lo scopo principale di offrire nuove opportunità ai giovani ricercatori, consentendo loro di fare ricerca in autonomia. Attualmente, per i motivi che tutti conosciamo, la ricerca medico-scientifica è in grave difficoltà e moltissimi giovani sono costretti a lasciare l’Italia per trovare altrove opportunità a cui, con la loro preparazione, dovrebbero avere accesso anche nel nostro Paese. Il fatto che un’azienda farmaceutica decida di investire per aiutare i ricercatori merita tutto il nostro rispetto, tanto più che un contributo incondizionato di fondi consente di fare ricerca autonoma; infatti la SIMIT ha costituito una commissione ad hoc che liberamente ha scelto le ricerche meritorie di essere premiate tra le più valide, innovative e realizzabili. Questa partnership è un faro e rappresenta un esempio molto positivo, a beneficio dell’eccellenza italiana nella ricerca che nelle malattie infettive è ai primissimi posti al mondo. L’Italia detiene il primato di infezioni HCV rispetto al resto d’Europa con un conseguente elevato impatto economico e socio-sanitario. Qual è la situazione epidemiologica in questo momento e quali costi il Servizio Sanitario Nazionale deve affrontare? In questo momento non disponiamo di dati certi sul numero di persone con infezione da HCV, in quanto non esiste un sistema di rilevazione né studi finalizzati a rilevare quanti soggetti siano realmente portatori cronici di HCV nel nostro Paese. Sicuramente l’Italia è il Paese europeo con la più alta prevalenza di infezione da HCV (circa il 3%). Le stime parlano di 350.000 casi notificati, certi, ma il numero realisticamente è ben più elevato, forse 500.000. D’altra parte, abbiamo a che fare con una malattia subdola che resta silente per anni senza dare manifestazioni cliniche rilevanti. È una malattia che grava in maniera pesante sulla mortalità – ogni anno circa 10.000 decessi per cirrosi o epatocarcinoma – ma che in realtà determina molte più morti, se si calcolano altre comorbidità quali insufficienza renale, infarto, diabete, ictus che sappiamo oggi essere molto più frequenti nei soggetti con infezione da HCV. Per questi motivi i costi per il Servizio sanitario sono elevatissimi dal momento che la malattia è cronica e che in alcuni casi solo il trapianto di fegato è in grado di salvare la vita dei pazienti. Da tutto ciò si comprende come tutti i pazienti andrebbero trattati, precocemente e urgentemente. Fino ad oggi la terapia veniva instaurata con molto ritardo in quanto i farmaci non erano risolutivi ed erano gravati da pesanti effetti collaterali. Adesso i nuovi farmaci antivirali sono molto efficaci e ben tollerati. Come vanno utilizzate e gestite al meglio le nuove terapie? E come si potrà affrontare il problema della sostenibilità? Nella terapia anti-HCV si sono registrati progressi significativi grazie allo sviluppo di farmaci antivirali ad azione diretta che possono essere somministrati per via orale e che sono in grado di eradicare il virus in più del 90% dei casi: farmaci pangenotipici, che non necessitano di interferone e ribavirina, sicuri e ben tollerati, efficaci anche in pazienti difficili con malattia avanzata. L’accesso a questi farmaci, però, deve fare i conti con i loro costi molto elevati che rappresentano una sfida per la sostenibilità dei nostri sistemi sanitari. Il dilemma con cui ci confrontiamo è questo: sappiamo di dover curare tutti i pazienti per evitare l’evoluzione della malattia e per bloccare la sua diffusione; ma al momento, a causa delle risorse limitate, possiamo trattare solo i casi in fase di malattia più avanzata, che traggono il minor beneficio dal trattamento e sapendo che curare precocemente un paziente comporta un enorme risparmio immediato e futuro. Oltre ad auspicare la riduzione del prezzo di questi farmaci da parte delle aziende, sarebbe opportuno che il Servizio Sanitario Nazionale inizi a valutare seriamente come allocare le risorse individuando le reali priorità, perché non trattare pazienti oggi finalmente curabili è inaccettabile. (LARA LUCIANO)

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