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Per 'crio-conservare' gli ovocitirivolgersi solo a Centri qualificati

di Maria Rita Montebelli giovedì 31 marzo 2016

2' di lettura

Quali tipi di tumore mettono più a rischio la fertilità nelle donne? I numeri del cancro ci dicono che il tumore alla mammella rappresenta il tumore più frequentemente diagnosticato con una percentuale del 29%. I numeri della cancer statistics ci dicono che una donna su 53 ha sviluppato nel 2014 un tumore alla mammella e che nel 5% dei casi l’età della donna è inferiore ai 40 anni. A ciò si aggiungono tutte le patologie oncoematologiche che possono insorgere anche in età prepuberale. Cosa sappiamo al momento circa l’impatto delle tecniche di crioconservazione sulla gravidanza e sulla crescita futura del bambini? Nel 1986 Chen et al. hanno descritto la prima nascita da ovociti crioconservati mediante la tecnica del congelamento lento mentre la prima nascita da ovociti vitrificati è stata riportata nel 1999. La crioconservazione degli ovociti ha mostrato ottimi risultati in termini di sopravvivenza allo scongelamento, fertilizzazione e gravidanza. I tassi di successo tuttavia variano considerevolmente a seconda della popolazione di pazienti, della qualità degli ovociti e del numero di embrioni trasferiti. Nell’ultima decade il successo della tecnica è sicuramente migliorato infatti dal 2012 non viene più considerata sperimentale. Sebbene i dati siano ancora limitati non sono state riscontrate differenze significative nei bambini nati da ovociti freschi e da ovociti congelati con tecniche di fecondazione in vitro in termini di aumento delle aneuploidie cromosomiche (variazione del numero dei cromosomi), difetti di nascita o deficit dello sviluppo. Le tecniche di crioconservazione sono indicate per tutti i pazienti in età fertile o ci sono persone alle quali sono precluse?  Circa il 3% del totale dei casi di tumore maligno viene diagnosticato in pazienti con età inferiore ai 40 anni; poiché il trattamento chemioterapico è legato alla possibile comparsa d’infertilità secondaria, tutti/e i/le pazienti con diagnosi di tumore in età riproduttiva devono essere adeguatamente informati/e del rischio di riduzione o addirittura perdita della fertilità come conseguenza dei trattamenti antitumorali e, contestualmente, delle strategie oggi disponibili per ridurre tale rischio (Linee guida AIOM – preservazione fertilità nei pazienti oncologici). Com’è strutturato il percorso clinico assistenziale per la preservazione della fertilità nel paziente oncologico? Quali sono i centri a cui rivolgersi e le figure coinvolte? Il percorso clinico assistenziale inizia con un counselling riproduttivo che andrebbe proposto ai giovani pazienti oncologici subito dopo la diagnosi e la successiva stadiazione della malattia oncologica. Il counselling richiede un approccio multidisciplinare e una comunicazione efficace fra oncologo e medico della riproduzione (Linee guida AIOM - preservazione fertilità nei pazienti oncologici). Non ultimo, la struttura deve possedere una bio-banca ben organizzata capace di rispondere all’utenza con tempestività ed efficacia. Si evince quindi che andrebbero selezionati ed indicati come Centri di riferimento quelli che posseggono queste caratteristiche in termini di struttura e competenze professionali. (LARA LUCIANO)

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Fertilità
oncologia
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