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Serve mettere i malati a digiuno? L’allarme dei nutrizionisti italiani

di Maria Rita Montebelli domenica 23 novembre 2014

2' di lettura

L’alimentazione eccessiva è notoriamente pericolosa per la salute, causa obesità, diabete e malattie cardiovascolari spesso mortali. Sostenere che “nelle malattie il digiuno ci salverà” invece è un’affermazione forte che può generare confusione. I medici aderenti all’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), riuniti a Milano fino al 22 novembre per il XXI congresso nazionale e quelli aderenti alla Società italiana di Nutrizione artificiale e metabolismo (SINPE), sottolineano le gravi conseguenze che affermazioni come quelle apparse nell'intervista al dottor Walter Longo su ‘Il Messaggero’ di mercoledì 19, potrebbero avere sulla salute di milioni di pazienti, in Italia e nel mondo. Pur manifestando interesse per le ricerche che il dottor Longo ha condotto e sta conducendo negli Stati Uniti, i nutrizionisti italiani  afferenti alla SINPE e all’ADI desiderano sottolineare che la malnutrizione causata dalle malattie croniche e dall’invecchiamento rappresenta invece una vera piaga sanitaria, che aumenta il rischio di complicanze, di frequenti ricoveri, e perfino di morte. Tutto questo, ovviamente accade causando un aumento significativo della spesa sanitaria. Basti pensare inoltre, che ancora oggi in Italia e nel resto del mondo circa il 20% dei pazienti oncologici muore a causa della malnutrizione provocata dalla malattia e dalle stesse terapie oncologiche. In questi pazienti la malnutrizione fa aumentare la tossicità dei farmaci antineoplastici, arrivando assai spesso anche alla sospensione dei trattamenti. È chiaro che in condizioni simili questi pazienti hanno molte meno chances di vedere sconfitta la loro malattia. In assenza di chiare ed inequivocabili evidenze scientifiche ottenute nell’uomo, affermare che il digiuno anche parziale può far bene ai malati, rischia di provocare disorientamento nell’opinione pubblica. Il rischio, sostengono i nutrizionisti, è quello che  i malati abbandonino gli attuali e ben codificati percorsi di trattamento nutrizionale e preferiscano il digiuno, rischiando così di peggiorare il proprio stato di salute o di ridurre l’efficacia dei trattamenti medici.   

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