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AIFa approva ustekinumab per l’artrite psoriasica attiva

di Maria Rita Montebelli domenica 9 novembre 2014

3' di lettura

Una malattia che colpisce In Italia l’1% della popolazione, circa 600.000 pazienti tra i 20 e i 40 anni ed è presente in circa il 30% delle persone affette da psoriasi. Ebbene, da oggi i pazienti affetti da artrite psoriasica possono avvalersi della terapia con ustekinumab, che ha recentemente ottenuto l’approvazione e la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale per questa patologia. “Grazie al suo innovativo meccanismo d’azione, ustekinumab agisce bloccando due citochine: l'interleuchina 12 e l'interleuchina 23. Si tratta di un nuovo asse che potrebbe avere un ruolo più importante nel trattamento dell’artrite psoriasica, rispetto ai farmaci biologici già disponibili che invece agiscono sugli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) – dichiara Ignazio Olivieri, presidente della Società Italiana di Reumatologia – Il vero vantaggio di ustekinumab, rispetto agli altri biologici anti TNF-α, è dato dal fatto che questo trattamento risulta più efficace sia sulla componente psoriasica che su quella muscoloscheletrica. L’approvazione di questo farmaco rappresenta una nuova opportunità di cura per i pazienti ma, in senso generale, anche una nuova ed interessante opzione terapeutica in reumatologia” – continua Olivieri. Ustekinumab, già approvato per la psoriasi, è dunque il primo di una nuova classe di farmaci biologici ora disponibile per i pazienti con artrite psoriasica attiva. I risultati del programma di sviluppo clinico di Fase III (PSUMMIT I e PSUMMIT II) hanno dimostrato che ustekinumab è efficace nel migliorare e trattare i segni e i sintomi della malattia, in pazienti che non rispondono ad una precedente terapia, di almeno il 20% secondo i criteri dell’American College of Rheumatology. “Quando alla psoriasi, già pesante per il paziente, subentra l’artrite la situazione può diventare davvero insostenibile. Ecco perchè la diagnosi tempestiva dei primi segnali di artrite psoriasica può aiutare a prevenire o limitare il danno articolare che compare negli stadi avanzati della malattia. – continua Olivieri – La diagnosi in quest’area è particolarmente delicata in quanto, non esistendo esami specifici da effettuare, è necessario valutare molto attentamente il quadro clinico del paziente e la sua storia familiare per valutare se esiste anche un fattore ereditario di primo grado che lo pone maggiormente a rischio” – conclude Olivieri. L’artropatia psoriasica. E’ una malattia reumatica infiammatoria cronica, la cui manifestazione cutanea è associata a sintomi articolari come il dolore e il gonfiore. In Italia colpisce circa 600.000 persone che equivale all’1% della popolazione. E’ una malattia dal quadro clinico molto complesso: può interessare le articolazioni periferiche, le articolazioni degli arti superiori ed inferiori, le inserzioni tendinee (entesi) e può colpire anche la colonna vertebrale. Insorge, generalmente, tra i 20 e i 40 anni ed è presente in circa il 30% dei pazienti affetti da psoriasi. “In Janssen siamo da sempre focalizzati sulla ricerca e lo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative che possano aiutare i pazienti rispondendo ai quei bisogni clinici non ancora soddisfatti. Fornendo ai pazienti il primo trattamento approvato per l’artrite psoriasica, dall’introduzione delle terapie anti fattore di necrosi tumorale, comunichiamo il nostro impegno nell’area della reumatologia nella quale abbiamo un’importante pipeline in sviluppo avanzato” – dichiara Massimo Scaccabarozzi, Presidente e AD Janssen Italia. L’artrite psoriasica viene considerata una malattia fortemente invalidante perché può essere causa di disabilità con un conseguente peggioramento della qualità della vita: inizialmente i pazienti, infatti, devono imparare a convivere con la loro nuova condizione ed affrontare le limitazioni che la patologia può imporre nella vita di tutti i giorni. Qualità di vita. “Poiché sono molte le implicazioni legate alla malattia, l’obiettivo di cura non è solo quello terapeutico, ma anche quello di garantire al paziente la possibilità di continuare a praticare una vita attiva, sociale e lavorativa. – dichiara Maria Grazia Pisu, Presidente dell’Associazione Malati Reumatici Lombardia e Consigliere-Segretaria ANMAR – Per questo motivo riteniamo fondamentale l’informazione ai medici di base, ma anche ai dermatologi, affinché i pazienti, dopo un primo consulto, possano essere inviati tempestivamente presso i centri qualificati”. I pazienti affetti da artrite psoriasica oggi hanno ancora reali difficoltà nella vita quotidiana e chiedono di essere tutelati dal punto di vista assistenziale. “Purtroppo – continua Pisu – a tutt’oggi riscontriamo ancora delle importanti carenze in questo senso, basti pensare che l’esenzione per patologia è ferma al 2005 e che da allora non ha subito nessun aggiornamento. Il problema riguarda per lo più i costi legati agli accertamenti post terapia, soprattutto per i farmaci biologici che, pur garantendo una maggiore efficacia, richiedono una serie di controlli successivi al trattamento non previsti dalla vecchia esenzione e che quindi devono essere sostenuti direttamente dal paziente”. (FLAVIA MARINCOLA)  

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