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Colori, linee e forme della cute viste con lo sguardo dell’artista

di Maria Rita Montebelli domenica 21 settembre 2014

2' di lettura

Osservare e descrivere le malattie della pelle con “occhio artistico”, cercando di trovare un linguaggio comune per interpretare, dare nuovi significati e alleviare sofferenze e inestetismi cutanei. Con questi obiettivi si è svolto il Convegno DERMART 2014, giunto alla sesta edizione, che ha visto dermatologi, cosmetologi, appassionati d’arte, pittori, storici e critici d’arte, riuniti in una due giorni di studio, ricerca e confronto, per indagare gli elementi comuni tra dermatologia clinica e arti visuali. Sono stati affrontati temi come i diversi modi d’invecchiare della pelle e delle cure possibili nel tempo, approfonditi i segreti dei cibi che aiutano a guarire le malattie cutanee e quelli che al contrario fanno danni, come utilizzare al meglio il vino e come l’arte può aiutare persino a sconfiggere la cellulite. “Colori, linee e forme delle malattie cutanee rendono la pelle una tela pittorica in continuo rimaneggiamento. Il dermatologo, oltre a saper curare i cambiamenti patologici e aiutare a prevenire quelli legati al tempo e alle cattive abitudini, deve affinare la propria capacità di interpretare i dettagli dei cambiamenti della pelle come i critici d’arte fanno quando lavorano sulle proprie tele”. Spiega Massimo Papi, Direttore del convegno e dermatologo dell’IDI di Roma. “Per valutare le manifestazioni strane e stupefacenti della pelle, come spiego anche nel mio nuovo libro, appena uscito, ‘Ma perché la pelle invecchia?’abbiamo anche “giocato”, allenandoci a interpretare i particolari dei ritratti d’arte famosi ipotizzando poi potenziali diagnosi e storie cliniche e permesso a giovani dermatologi e artisti di lavorare insieme in laboratori coordinati da personaggi del mondo dell’arte, per comprendere quanto affascinante e reale possa essere il legame e il rapporto tra scienza e arte”. “DERMART si è confermato, anche quest’anno, un evento originale, coraggioso, fuori dagli schemi, e, soprattutto, riservato a quanti credono possibile rintracciare nella medicina gli aspetti più semplici della sua umanizzazione”.Ha concluso Papi.

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