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L’incubo ‘fibroma uterino’ colpisce 3 milioni di italiane

di Maria Rita Montebelli domenica 14 dicembre 2014

4' di lettura

Un problema poco conosciuto, anche perchè le stesse donne non amano parlarne. Eppure sanguinamento mestruale abbondante e dolore addominale, ma anche sofferenza durante i rapporti sessuali, anemia, ansia e depressione affliggono principalmente donne giovani in età fertile e nel pieno dell’attività lavorativa, condizionandone in maniera significativa la quotidianità e i progetti di vita. E' questo l’identikit del fibroma uterino, il più diffuso tumore benigno dell’apparato riproduttivo femminile, che interessa 1 donna su 4 in età fertile, 24 milioni di donne in Europa, più di 3 milioni in Italia, con un’incidenza fino al 30-40% nella fascia d’età 40-49 anni. Non solo i sintomi, ma anche l’approccio terapeutico, fino ad oggi principalmente chirurgico, anche a causa dell’assenza di una terapia medica soddisfacente, impatta fortemente sulla salute e sulla sfera emotiva della donna. Uno scenario che però è destinato a cambiare grazie alla disponibilità anche in Italia di Ulipristal acetato 5mg, il primo trattamento orale per la terapia prechirurgica dei fibromi uterini, approvato in Europa nel 2012 è già ampiamente utilizzato nella maggior parte dei Paesi europei, presentato oggi nel corso di una conferenza stampa promossa da Gedeon Richter, l’azienda produttrice del farmaco. “I fibromi uterini sono tumori benigni che si sviluppano nella muscolatura liscia dell’utero, associati a fattori genetici e a un’alterazione dell’equilibrio ormonale. Presentano nel 50% dei casi sintomi anche molto impattanti sulla salute e sul benessere psico-fisico della donna: flussi molto abbondanti e perdite tra un ciclo e l’altro, anemia, dolore pelvico cronico e senso di compressione, rapporti sessuali dolorosi, aumentata frequenza delle minzioni e incontinenza urinaria. Sintomi che variano in base al numero, alla localizzazione e alle dimensioni dei fibromi, in media sotto i 5cm, ma che possono superare anche i 15-20 cm, dando la sensazione di un addome rigonfio come se la donna fosse incinta. I fibromi possono essere anche associati a rischi in gravidanza e compromissione della fertilità”, ha spiegato Nicoletta Biglia, Professore Associato di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Torino. Un’indagine tra le donne. Secondo quanto dichiarato dalle stesse donne in una survey condotta su una popolazione di 21.479 donne in 8 Paesi, tra cui l’Italia, nel 54% dei casi i sintomi causano un peggioramento significativo della qualità di vita che interessa in particolare la vita sessuale (43%), la performance lavorativa (28%) e le relazioni interpersonali (27%), oltre a provocare sensazioni di disorientamento, paura di dover rinunciare alla maternità e ansia per l’eventuale decisione di togliere l’utero. “L’utero rappresenta nella mente della donna quella culla primordiale della riproduzione e della fertilità che, se colpita da una malattia, crea disagio e sofferenza, anche più delle patologie della mammella. A ciò va aggiunto lo stress per via dei sintomi, in modo particolare, il sanguinamento abbondante e l’anemia ad esso correlata, che interferiscono nella vita di tutti i giorni, dalle uscite ai viaggi, al non poter praticare sport, al doversi assentare dal lavoro. È stato stimato che circa 1/3 dell’assenteismo delle donne tra i 40 e i 49 anni sia legato proprio ai disturbi del ciclo. Ci sono inoltre forti ricadute sulla sessualità e sul desiderio di maternità, oggi più di ieri dal momento che le donne arrivano alla gravidanza più tardi, anche dopo i 40 anni. Per questo motivo ben vengano le nuove terapie come ulipristal acetato, che possono contribuire a migliorare la salute e preservare l’integrità della donna”, ha affermato Rossella Nappi, Professore Associato Clinica Ostetrica e Ginecologica Policlinico San Matteo Università degli Studi di Pavia. La nuova terapia. Ulipristal acetato 5mg appartiene a una nuova classe di molecole, i Modulatori Selettivi del Recettore del Progesterone (SPRMs), che si è dimostrata in grado di controllare il sanguinamento molto rapidamente, già entro 1 settimana dalla somministrazione, in oltre il 90% delle donne, così come pure di ridurre il volume dei fibromi e dell’utero, con un miglior profilo di tollerabilità rispetto agli agonisti del GnRH che rappresentano i farmaci finora utilizzati per il trattamento medico dei fibromi. “Il rapido controllo del flusso consente di normalizzare in tempi brevi i livelli di emoglobina e quindi di combattere l’anemia che rappresenta un profondo induttore di depressione per la donna, in quanto toglie la vitalità psicologica, genera la fatica fisica, correla fortemente al calo del desiderio”, ha aggiunto Nappi. “I benefici per la donna sono notevoli non solo per il rapido controllo dei sintomi, ma anche per la mancanza di effetti collaterali. Ulipristal acetato, infatti, diversamente dagli analoghi del GnRH, non induce uno stato pseudo-menopausale e quindi scongiura la comparsa di disturbi quali vampate, secchezza vaginale, perdita della libido, osteoporosi precoce, particolarmente fastidiosi soprattutto in considerazione della giovane età delle pazienti, con un’età media alla diagnosi di 34 anni. La terapia con ulipristal acetato è inoltre maneggevole, trattandosi di una terapia orale, ed ha il notevole vantaggio di poter essere ripetuta nel tempo. Ciò consente di allungare il periodo in cui la donna è libera da sintomi e di diminuire le dimensioni del fibroma, con maggiori possibilità di evitare l’intervento chirurgico - che non sempre può essere conservativo ma in molti casi è demolitivo -, oppure di programmare nel tempo l’intervento per consentire, ad esempio, una gravidanza”, ha dichiarato Antonio Maiorana, Dirigente medico dell’Ospedale Civico di Palermo. Grazie alla disponibilità di ulipristal acetato, sarà possibile cambiare la tendenza all’ampio ricorso alla chirurgia e in modo particolare a quella demolitiva. In Italia, infatti, il 30% di tutta la chirurgia ginecologica e i 2/3 delle isterectomie sono effettuate per i fibromi uterini, rappresentando anche una delle principali cause di spesa sanitaria in campo ginecologico. “Preparare un utero alla chirurgia o evitarla completamente grazie al trattamento con ulipristal acetato è un bene per il benessere della donna e per i conti dello Stato. Questo perché consente di ridurre i costi associati all’intervento chirurgico, che in alcuni casi non è uno soltanto, i costi per complicanze derivanti dall’operazione, così come pure i costi sociali della malattia, principalmente rappresentati dalla perdita di produttività”, ha concluso Maiorana. (FLAVIA MARINCOLA)  

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