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INPS: 225mila l'anno le pensioni e le indennità per cecità evitabile

di Maria Rita Montebelli domenica 20 dicembre 2015

3' di lettura

Una fotografia, quella scattata dall’Università di Tor Vergata, che offre per la prima volta nel nostro Paese un’analisi sul numero complessivo di prestazioni erogate e costi associati per le patologie oculari e, nello specifico, le maculopatie. Obiettivo dell’Osservatorio è analizzare l’impatto previdenziale e assistenziale della cecità evitabile per supportare gli esperti a migliorare prevenzione, diagnosi e cura delle patologie oculari. “Abbiamo analizzato le prestazioni fornite ai ciechi civili (assoluti, ovvero con residuo visivo pari a zero in entrambi gli occhi, e ciechi parziali o ventesimisti, ovvero con residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi) –  spiega Francesco Saverio Mennini, Direttore Economic Evalutation and HTA (EEHTA), CEIS, Facoltà di Economia, Università Tor Vergata, Roma e Kingston University, London, UK – Dall’analisi dei numeri fin qui elaborati, si evince che l’INPS eroga per le pensioni un numero di prestazioni pari a 100.000 ogni anno con un importo per paziente di circa 3.300€ all’anno, mentre per le indennità si registra un totale di 125.000 prestazioni, con un importo annuo per singolo paziente pari a circa 6.000€. Il valore complessivo delle prestazioni INPS per i pazienti ciechi civili ammonta così a circa 1 miliardo di euro l’anno”. Emerge, inoltre, tanto per le pensioni quanto per le indennità, un andamento crescente, che diventa significativo per la Degenerazione Maculare Senile, principale causa di cecità legale e di ipovisione tra gli ultrasessantenni nei Paesi industrializzati, ma per la quale, oggi – a differenza del passato – esistono delle valide soluzioni terapeutiche che possono evitare di arrivare a gravi livelli di ipovisione tali da richiedere indennizzi. Le terapie innovative. “Le terapie anti-VEGF hanno cambiato considerevolmente il trattamento della Degenerazione Maculare Senile, dimostrando di migliorare in percentuali altamente significative la visione dei pazienti, rallentando la progressione della patologia – spiega Francesco Bandello, Direttore Clinica Oculistica, Università Vita Salute, Istituto Scientifico San Raffaele, Milano - Affinché possano dare risultati ottimali, queste terapie richiedono un intervento tempestivo e continuativo nel tempo”. Grazie alle terapie innovative, è possibile preservare la capacità visiva dei pazienti o addirittura migliorarla; inoltre l’impatto socio-economico delle patologie oculari - oggi così significativo come comprovato dai dati preliminari dell’Osservatorio - potrebbe essere sensibilmente contenuto, se si agisse sulla tempestività di diagnosi, presa in carico del paziente e aderenza alla terapia. Ma, oggi, ancora molto deve essere fatto proprio su questi aspetti, come emerge da uno studio curato da Stethos e promosso da Novartis, per monitorare il percorso dei pazienti all’interno dei Centri Specializzati. “Dall’analisi effettuata su 227 Centri Specializzati nel trattamento delle patologie della Retina sull’intero territorio nazionale, emerge un’attesa media pari a quasi 2 mesi tra la prenotazione e la prima visita, quando il tempo massimo non dovrebbe superare una settimana - spiega Giovanni Staurenghi, Direttore Clinica Oculistica Ospedale Luigi Sacco, Università degli Studi di Milano – Ulteriore tempo prezioso viene perso anche alla prima visita: solo il 6,2% dei Centri effettua gli esami diagnostici di base in occasione della prima visita; la maggioranza dei Centri  rimanda gli esami a un secondo appuntamento in media, dopo altre 3 settimane”. I costi sanitari. Considerando i costi sanitari diretti per la cecità, pari a circa 400 milioni di € annui, a cui si aggiungono quelli legati alla perdita di produttività, per ulteriori 300 milioni di € all’anno e sommandoli all’impatto in termini di prestazioni assistenziali e previdenziali INPS rilevato oggi per la prima volta, ci si rende conto di quanto queste patologie pesino oltre che sui pazienti anche sul welfare Italiano. “Alla luce di quest’analisi emerge come politiche sanitarie corrette e indirizzate all’appropriatezza terapeutica possano portare a un miglioramento, in primo luogo, dello stato di salute dei pazienti coinvolti e conseguentemente a una riduzione della spesa pubblica a un triplice livello: sanitario, previdenziale e sociale” conclude il professor Mennini. L’Osservatorio condotto dall’Università di Tor Vergata e la ricerca condotta da Stethos sono stati promossi da Novartis nell’ambito di un più ampio programma, denominato Stand for Sight – Spazio alla Vista, con l’obiettivo ambizioso di eradicare, entro il 2020, la cecità evitabile, ovvero quella per cui oggi esistono delle cure. Il programma include anche attività di educazione e di screening della popolazione sul territorio italiano. (MARTINA BOSSI)

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