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Coinvolgere il pazientenel percorso della cura

Uno studio condotto dal Centro C.U.R.A. dell'Università di Milano analizzati, gli incontri di ambulatorio tra il medico e il paziente nel campo della riproduzione assistita
di Maria Rita Montebelli domenica 5 gennaio 2014

3' di lettura

Gli elementi fondamentali di una buona comunicazione tra il medico e il suo paziente? Il saper parlare in modo chiaro, saper porre domande e, soprattutto, parlare insieme. Eppure, in questo settore la medicina occidentale è ancora indietro. A fare luce sul significato di una buona comunicazione in medicina sarà uno studio osservazionale condotto dal Centro C.U.R.A. dell'Università di Milano, realizzato con il sostegno incondizionato di Ferring Farmaceutici. Per la prima volta, infatti, verranno ripresi e successivamente analizzati, gli incontri di ambulatorio tra il medico e il paziente in un settore ancora poco esplorato, quello della procreazione medicalmente assistita (Pma). Lo studio partirà nel febbraio 2014, e i primi risultati sono previsti per l'ultimo trimestre del medesimo anno. Lo studio 'Il coinvolgimento del paziente nel percorso di cura: aspetti comunicativo-relazionali nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)' è uno "studio multicentrico che vedrà coinvolti circa venti pazienti (o coppie di pazienti infertili) in ciascuno dei dieci Centri di procreazione medicalmente assistita che aderiscono all'indagine (dal nord al sud, in tutta Italia), per un totale di circa 200 visite", ha spiegato Egidio Moja, professore ordinario di Psicologia clinica e direttore del Centro C.U.R.A. "Abbiamo scelto il settore della PMA – ha aggiunto Elena Vegni, professore associato di Psicologia clinica all'Università degli Studi di Milano e principal investigator del progetto di ricerca - perchè è un settore ricco di progressi tecnologici, ma forse non altrettanto avanzato nella gestione degli aspetti emotivi, relativi al successo o al fallimento nella ricerca di un figlio. In questo ambito, una buona comunicazione tra il medico e le coppie infertili può davvero fare la differenza. Quando il rapporto funziona, infatti, si stabilisce - ha proseguito - una vera e propria alleanza terapeutica tra chi cura e chi chiede aiuto. Alleanza che puo' incidere positivamente anche sugli esiti finali del trattamento". Lo studio osservazionale. Secondo quanto riferisce l’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) La grande novità di questo studio, oltre all'ambito scelto, è rappresentata dalla metodologia di indagine. Per la prima volta sotto la lente dei ricercatori saranno infatti le riprese degli incontri tra il medico e la paziente. I filmati, acquisiti con il consenso scritto dei diretti interessati, verranno poi analizzati dagli esperti del Centro C.U.R.A. grazie all'uso di software specializzati in grado di misurare sia variabili quantitative (per esempio la durata dell'incontro, il numero di domande fatte dal paziente, la sua capacità di fornire al medico informazioni pertinenti) sia variabili qualitative (il clima emotivo generale, la comprensione delle indicazioni ricevute, le abilità relazionali del medico). L'obiettivo è quello di individuare le principali aree critiche del rapporto medico-paziente e identificare gli elementi che, al contrario, favoriscono la partecipazione e l'engagement della paziente e della coppia. "In base ai risultati ottenuti e con i dati raccolti - ha aggiunto Moja - sarà poi possibile realizzare specifici percorsi formativi destinati ai medici che operano nell'ambito della procreazione medicalmente assistita. Un paziente coinvolto e' un paziente migliore. E anche un medico soddisfatto, in grado di prendersi carico del problema di una coppia, è un medico migliore - ha sottolineato Moja - Solo una buona capacità di dialogo e di ascolto è infatti in grado di assicurare una buona aderenza del paziente al percorso terapeutico, e scongiurare il sempre più frequente fenomeno del dropout, per cui una coppia infertile che non si sente adeguatamente compresa interrompe il rapporto con il Centro di riferimento e magari - ha concluso - varca i confini per recarsi in strutture all'estero".

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