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Migliora il cuore di noi italiani,ma le donne peggio degli uomini

Il numero percentuale dei morti per patologie cardiovascolari è calato di un terzo in dieci anni, grazie al miglioramento della prevenzione e della rete assistenziale
di Maria Rita Montebelli domenica 31 agosto 2014

4' di lettura

E’ ormai uno dei congressi medici più numerosi che si tengono in Europa, e dal punto di vista dei contenuti cardiologici forse il più importante del mondo: l’europeo di cardiologia ESC di quest’anno inaugurato ieri sera a Barcellona vede la presenza di oltre 30 mila professionisti e specialisti interessati alla gestione e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Per gli organizzatori sicuramente il più grande raduno di professionisti cardiovascolari, un punto di incontro unico per il riconoscimento internazionale del lavoro scientifico. E proprio in apertura è stato presentato uno studio internazionale coordinato da Melanie Nichols dell'università di Oxford (Gb) e pubblicato sull'European Heart Journal, la rivista ufficiale dell'Esc. L'analisi ha riguardato 52 Paesi del Vecchio continente su 53 (Andorra è stata esclusa per mancanza di dati), confrontando le ultime cifre disponibili con quelle di 10 anni prima. Scorrendo le tabelle, per il Belpaese (dati 2010) si contano circa 196 morti cardiovascolari su 100 mila abitanti tra gli uomini e 131 su 100 mila tra le donne: -33% in un decennio. Un terzo in meno. Nonostante una situazione a macchia di leopardo, che vede la Russia (915 morti ogni 100 mila abitanti per gli uomini e 517 su 100 mila per le donne) pagare un prezzo 6 volte superiore a quello della Francia (rispettivamente 150 e 87 su 100 mila), la fotografia complessiva certifica un calo dei tassi di mortalità cardiovascolare e coronarica. Con alcune nazioni in cui, almeno gli uomini, muoiono ormai più per cancro che per problemi di cuore: sono Belgio, Danimarca, Francia, Israele, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e San Marino. La Danimarca, in particolare, è il primo Paese in cui il 'sorpasso' del cancro vale anche per le donne. Il cuore degli italiani. Il dato è certamente sorprendente, ma il nostro cuore tricolore è sempre più forte, con un tasso di mortalità sceso di un terzo nei primi 10 anni del Duemila. Nonostante le malattie cardiovascolari rimangano il primo killer nella Penisola, con circa 250 mila decessi all'anno (pari a oltre 2 morti su 5) secondo gli ultimi dati reperibili, "grazie alla prevenzione, al progresso medico e alla capillarità della rete di assistenza sul territorio negli ultimi decenni la mortalità per infarto e malattie ischemiche coronariche nel nostro Paese è crollata". Lo conferma Matteo Di Biase, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), facendo il punto sui 'numeri del cuore' con l'Adnkronos Salute. "Dal 1971 a oggi - ricorda - con l'introduzione delle unità coronariche, la mortalità per infarto è scesa dal 14% al 3,8%". In linea generale, il trend di riduzione dei decessi cardiovascolari interessa tutta Europa. "Lo studio europeo - commenta Di Biase - mette insieme Paesi molto diversi fra loro per tipo di servizio sanitario, di farmaci assunti, di stili di vita. Tuttavia, il risultato medio generale è che la mortalità cardiovascolare si è ridotta negli anni, con un calo più marcato nelle nazioni avanzate come l'Italia". Da questo punto di vista "siamo tra le nazioni messe meglio", garantisce il presidente della Sic. Le nostre finanze forse traballano, ma l''economia del cuore' funziona: "Siamo fra i big, ai primi posti in assoluto". Quanto alla mortalità per tumore, "in Italia il sorpasso sulla mortalità per cuore non è ancora avvenuto perché qui curiamo vene anche il cancro", puntualizza il cardiologo. A far bene al cuore degli europei - ragionano gli autori del lavoro - è stata soprattutto la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare, specie del fumo, nonché il maggior uso di statine anti-colesterolo. Anche se, avvertono gli esperti, "l'aumento di altri fattori di rischio, in particolare dei livelli di obesità, potrebbe rischiare di invertire il trend". Dallo studio emerge inoltre che, al calo della mortalità cardiovascolare, coronarica e per ictus, corrisponde in generale un aumento dei ricoveri. Forse per l'invecchiamento della popolazione, ipotizzano gli scienziati. "Ma l'incremento dei ricoveri non riguarda l'Italia", evidenzia Di Biase, come confermano anche le tabelle del report: dal 2001 al 2009 si è passati da 2.572 a 2.120 ricoveri per patologie cardiovascolari ogni 100 mila abitanti. Maschi e femmine a confronto. Vale anche per il nostro Paese, invece, il 'sessismo' che vuole le donne più deboli di cuore: "Muoiono più loro degli uomini", contrariamente a quanto si credeva in passato. E "le malattie cardiovascolari femminili sono anche più 'cattive' - fa notare Di Biase - anche perché compaiono in età più avanzata" con la perdita dello scudo degli estrogeni dopo la menopausa. E così, su oltre 4 milioni di decessi cardiovascolari all'anno in Europa (1,8 mln per patologie coronariche, 1 mln per ictus e 1,2 mln per altre malattie cardiovascolari), 1,9 mln di vittime sono maschi e 2,2 mln femmine. "La proporzione di donne che muoiono per patologie cardiovascolari è maggiore rispetto ai maschi", certifica lo studio europeo: 51% contro 42%.  

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