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Regione Puglia all’avanguardia nel vaccino dal Meningococco B

Intervista con il professor Michele Conversano, Presidente nazionale SItI, Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica
di Maria Rita Montebelli venerdì 27 giugno 2014

Michele Conversano, presidente S.It.I.

4' di lettura

Con l’inserimento del vaccino contro la meningite B nel Calendario vaccinale regionale la Puglia si conferma Regione all’avanguardia sul fronte delle vaccinazioni La Regione ha appena adottato la Delibera che consentirà l’introduzione nel Calendario regionale del vaccino contro il meningococco B. La Puglia ha sempre investito molto nella prevenzione vaccinale tanto da essere al primo posto tra le regioni italiane come offerta e tra le prime per livelli di copertura. Di fronte a una novità da tempo attesa e di grande impatto per la salute dei cittadini come il nuovo vaccino per la meningite B non potevamo rimanere fermi. Naturalmente prima abbiamo dovuto attendere l’autorizzazione alla messa in commercio, l’Health Technology Assessment (HTA) sui costi-benefici della vaccinazione contro il meningococco B e le indicazioni di tutte le Società scientifiche che hanno dato parere positivo sull’utilizzo del vaccino. Qual è il percorso che ha portato a questo importante passo avanti e quale rilevanza ha a livello locale e nazionale? Sono molti anni che la Regione Puglia presta particolare attenzione alla prevenzione delle malattie infettive. Basti dire che la nostra Regione ha istituito da quasi vent’anni una Commissione Regionale Vaccini che si avvale dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale e all’interno della quale lavorano insieme sia la componente universitaria di Bari e di Foggia, con gli istituti di Pediatria e Igiene, che la componente scientifica rappresentata dalla Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG). Abbiamo una struttura interamente deputata ad aggiornare annualmente il Calendario vaccinale sulla base di quanto accade sul territorio nazionale. Questa organizzazione ha permesso alla nostra Regione di essere sempre all’avanguardia in fatto di vaccini e vaccinazioni. Come si affianca il vaccino contro la meningite B alle altre vaccinazioni raccomandate in età infantile? La Puglia sarà la prima Regione, con la Basilicata, ad offrire le vaccinazioni dei 5 sierogruppi responsabili di tutte le meningiti e sepsi meningococciche circolanti: la nostra offerta vaccinale prevede a 15 mesi il vaccino contro il meningococco C, a 12 anni il vaccino tetravalente coniugato che contiene i sierogruppi A, C, W e Y, e adesso si completa con il sierogruppo B. Ricordiamo che il meningococco B è il più pericoloso e il più letale, provoca la maggior parte delle infezioni nel primo anno di vita e un bambino su dieci non sopravvive se infettato. Per questo motivo è importantissimo vaccinare il più precocemente possibile. Lo schema vaccinale è il seguente: prima dose nel corso del 3° mese di vita (15 giorni dopo la vaccinazione con vaccino esavalente e pneumococco); seconda dose dopo un mese (4° mese di vita); la terza dose nel corso del 6° mese di vita; il richiamo al 15° mese di vita. La vaccinazione rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri per la prevenzione delle malattie infettive. Quali sono i vantaggi di tale pratica e come ha cambiato la storia della medicina? Tutti gli scienziati sono concordi nell’affermare che i vaccini rappresentano in assoluto sino a oggi la più grande scoperta scientifica dell’umanità, seconda solo alla disponibilità dell’acqua potabile nel modificare lo stato di salute della popolazione mondiale. Le vaccinazioni hanno cambiato la storia dell’uomo e della medicina. Secondo uno studio pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine i programmi vaccinali hanno prevenuto più di 100 milioni di casi di malattie infettive nei soli Stati Uniti a partire dal 1924. Epidemie che annientavano il 70% della popolazione mondiale sono state fermate ed eradicate. Un solo esempio per tutti: il vaiolo, oggi scomparso. Eppure l’allerta non può e non deve cessare mai, ricordiamo i preoccupanti focolai di poliomielite proprio in Paesi vicini all’Italia. Recentemente si sta diffondendo nell’opinione pubblica l’idea, non validata scientificamente, che possa esistere relazione di causa-effetto tra vaccinazioni e gravi patologie croniche. Qual è la sua opinione in merito? Il grande e meritato successo dei programmi vaccinali ha avuto un duplice effetto: da un lato ha abbassato tra la popolazione generale la percezione del rischio delle malattie infettive, al punto che spesso si sottovaluta l’importanza e la gravità di malattie come il morbillo e si ritiene addirittura che non sia più necessario vaccinare i bambini; dall’altro, alle vaccinazioni di massa vengono attribuite situazioni anche drammatiche che però con i vaccini non hanno niente a che vedere. Gli studi scientifici evidenziano effetti avversi, locali e transitori, che possono essere causati dai vaccini come in generale da ogni farmaco, ma questi sono molto rari e costantemente monitorati. Il nostro Paese più di altri è dotato di un sistema di sorveglianza potente sia prima dell’autorizzazione e dell’immissione in commercio di un vaccino, sia dopo, con il monitoraggio degli eventi avversi da parte del ministero della Salute e dell’AIFA. L’attenzione nei confronti di vecchi e nuovi patogeni infettivi deve restare alta perché una popolazione suscettibile alle infezioni è un apripista formidabile a nuove tragedie. (I. SER.)  

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