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Nuove terapie per i danni alla vista causati dal diabete

Il diabete, se non controllato, può provocare danni specifici alla retina, mettendo a rischio la funzionalità visiva e determinando l’edema maculare diabetico, che rappresenta nei Paesi industrializzati la principale causa di cecità in età lavorativa
di Maria Rita Montebelli venerdì 8 febbraio 2013

3' di lettura

E’ solo una conferma, perché i diabetologi lo sanno molto bene: la paura di diventare ciechi è al primo posto, secondo un’indagine condotta tra il persone con diabete, nella scala delle complicanze più temute. Perché il diabete, se non controllato, nel lungo periodo può provocare danni specifici alla retina, mettendo a rischio la funzionalità visiva e determinando una patologia invalidante come l’edema maculare diabetico, una complicanza della retinopatia diabetica, patologia cronica e progressiva a carico dei piccoli vasi retinici che rappresenta nei Paesi industrializzati la principale causa di cecità in età lavorativa. “Cronicamente la condizione di iperglicemia determina un’alterazione della parete dei capillari retinici rendendoli eccessivamente permeabili – spiega Francesco Bandello, professore ordinario di Oftalmologia e Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute, Istituto Scientifico San Raffaele di Milano – conseguentemente l’eccesso di acqua e di lipoproteine fuoriesce dai vasi e si accumula negli spazi extracellulari, in modo elettivo a livello della parte centrale della retina denominata macula, da qui la definizione di edema maculare. La macula costituisce la porzione centrale della retina, responsabile della visione distinta. In presenza di edema maculare diabetico i sintomi principali sono rappresentati da annebbiamento della vista e distorsione delle immagini, che costituiscono i principali campanelli d’allarme legati a questa patologia. Il paziente riscontrerà dunque difficoltà alla guida, nella lettura, nella scrittura e nell’eseguire anche le più comuni attività quotidiane. Di solito questa patologia si manifesta in maniera lenta e graduale, al contrario della retinopatia proliferante che invece ha un decorso molto più precoce”. Per 40 anni la terapia di riferimento per il trattamento dell’edema maculare diabetico è stato il laser, che non consente però di rigenerare la retina malata né di migliorare la visione, ma semplicemente di bloccare la progressione della malattia. Con l’avvento delle nuove terapie si è andati incontro finalmente a dei miglioramenti dal punto di vista del trattamento. “La terapia intravitreale comporta un vantaggio funzionale enorme che preserva l’integrità della retina – conferma Bandello – Ranibizumab è infatti la prima terapia che ha dimostrato di migliorare la vista e la qualità della vita delle persone con edema maculare diabetico con diminuzione visiva. Per ottenere questi importanti risultati occorre reiterare la procedura, dal momento che l’efficacia del prodotto è legata alla persistenza del farmaco all’interno dell’occhio. Nel trattamento della diminuzione visiva causata da DME, ranibizumab è infatti somministrato mensilmente e in maniera continuata fino a quando l’acuità visiva del paziente risulta stabile per tre controlli mensili consecutivi”. Oggi i pazienti affetti da diminuzione visiva causata da edema maculare diabetico possono avvalersi della terapia con ranibizumab, che ha recentemente ottenuto la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) anche per questa patologia. Ranibizumab è infatti, ad oggi, l’unico farmaco anti-VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale) approvato per tre indicazioni terapeutiche: degenerazione maculare neovascolare legata all’età (wet-AMD), diminuzione visiva causata da edema maculare diabetico (DME) e da occlusione venosa retinica (RVO). Il farmaco della Novartis ha inoltre ricevuto recentemente l’estensione del rimborso a carico del SSN anche nei pazienti con wet-AMD e acuità visiva inferiore a 2 decimi e/o patologia del secondo occhio. (PAOLO BIANCHI)

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