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L'ipoglicemia "costa cara":troppi incidenti e ricoveri

Uno studio dimostra che l'abbassamento degli zuccheri è causa di molti incidenti stradali e di un numero non trascurabile di decessi, Dentro e fuori l’ospedale. Sul banco degli imputati l'insulina e le sulfaniluree
di Maria Rita Montebelli domenica 29 settembre 2013

3' di lettura

Gli episodi di ipoglicemia possono essere causa di gravi conseguenze per le persone affette da diabete, che possono arrivare in molti casi anche alla morte; i costi dell’ipoglicemia rappresentano inoltre una voce di spesa importante per il SSN. Sono le conclusioni alle quali giunge uno studio del SIMEU (Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza) condotto dal professor Giulio Marchesini e colleghi dell’Unità di Malattie Metaboliche e Dietologia Clinica dell’Università di Bologna e del Dipartimento di emergenza dell’Ospedale ‘Giovanbattista Morgagni’ di Forlì. I ricercatori sono andati ad esplorare le conseguenze dell’ipoglicemia in un contesto di vita reale. Presentati in occasione del congresso dell’EASD i risultati ad interim di un’analisi retrospettiva sull’accesso a 38 dipartimenti di emergenza italiani, generato da 2.889 episodi di ipoglicemia, in un arco temporale di 18 mesi (gennaio 2011-giugno 2012). Dopo aver escluso i casi di ipoglicemia riconducibili ad altre condizioni (es. cachessia neoplastica o condizioni terminali), sono stati individuati 2.675 episodi di ipoglicemia occorsi in persone con diabete mellito (età media 71 anni, 51% maschi; glicemia media relativa all’episodio di ipoglicemia inferiore a 44 mg/dl). I trattamenti in atto al momento della crisi ipoglicemica erano: insulina (64%, da sola o in associazione ad altri trattamenti nel 32% dei casi); tra i farmaci orali: metformina (55%), sulfaniluree (62%), repaglinide (15%), pioglitazone (2%), agonisti del GLP-1 (1%), inibitori del DPP-4 (2%), acarbose (4%). In definitiva, in oltre l’80% dei casi di ipoglicemia osservati, i pazienti erano in trattamento o con sulfaniluree o con repaglinide. Tra le sulfaniluree, quella più frequentemente associata agli episodi di ipoglicemia è risultata essere la glibenclamide (61%), seguita dalla glimepiride (22%) e dalla gliclazide (14%); fanalino di coda gliquidone e glipizide (1%). 234 casi di ipoglicemia (157 dei quali indotti da insulina) erano associati a qualche tipo di trauma, 39 ad incidenti stradali (di questi 25 indotti da insulina). In un caso di su due, l’ipoglicemia era stata trattata dal paziente stesso prima dell’arrivo in ospedale, ma nel 51% era stato necessario l’intervento del personale d’Emergenza. Presso il Dipartimento d’Emergenza, l’ipoglicemia è stata trattata in un caso di 5 attraverso la somministrazione di glucosio per bocca, in un caso su 3 attraverso infusioni endovenose di glucosio e mediante la somministrazione di glucagone per iniezione intramuscolare nel 2% dei casi. Un caso su 5 di quelli arrivati in PS, veniva trattenuto in osservazione per meno di 24 ore, il 7% rifiutava il ricovero, il 31% veniva ricoverato in una divisione di medicina (la degenza durava una media di 8 giorni). Tra i ricoverati per ipoglicemia, sono stati registrati 77 decessi (il 9% del totale dei ricoveri). 6 pazienti sono deceduti presso il Dipartimento d’Emergenza. “Questo studio – commenta il professor Enzo Bonora, presidente eletto della SID – è assai rilevante per le discussioni in corso sulla opportunità o meno di trasferire pazienti dalla terapia con sulfoniluree o repaglinide alla terapia con incretine non tanto per un problema di efficacia (che è sostanzialmente identica o poco differente per i vari anti-diabetici orali) ma per un problema di sicurezza. Le incretine non causano ipoglicemie mentre le sulfoniluree e repaglinide lo fanno. E le ipoglicemie possono causare incidenti, traumi e anche la morte, come dimostrato da questo studio. La recente revisione della rimborsabilità delle incretine operata da AIFA impedirebbe questo trasferimento da una modalità terapeutica potenzialmente pericolosa all’altra più sicura”.

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