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Quei bimbi dal sorriso…scheggiato!

Nel corso del congresso “Update in odontoiatria pediatrica: ricerca e best practices”, presentate a Roma le prime linee guida ministeriali su prevenzione e trattamento dei traumi dentali in età pediatrica
di Maria Rita Montebelli giovedì 20 dicembre 2012

3' di lettura

Non sono solo le fatine a portar via i dentini dei bimbi. Un piccolo su 5 prima di finire la scuola dell’obbligo è destinato a perdere un dente a causa di un trauma. Pattini, sci e skateboard, spinte e gomitate tra amichetti, ma anche scivoloni sul pavimento e inciampi sui gradini sono i principali responsabili. Da non sottovalutare poi la cattiva abitudine di mangiucchiare la penna o alcuni cibi di stagione, quali il torrone duro. I bambini più a rischio? Quelli più cicciottelli e con gli incisivi sporgenti. “Il pericolo di traumi dentali – spiega Antonella Polimeni, Direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’ Università Sapienza di Roma e Presidente del Collegio Nazionale dei Docenti di Odontoiatria – è maggiore nei bambini con il cosiddetto overjet, cioè con gli incisivi superiori particolarmente sporgenti; anche per questo, è consigliabile eliminare il ciuccio, come anche l’abitudine di succhiare il dito, dopo i due anni, perché aumenta il rischio di ritrovarsi con gli incisivi sporgenti”.  E che quello dei traumi dentali non sia un problema di poco conto lo dimostrano le statistiche: un milione e mezzo di bimbi italiani fino ai 14 anni, ha avuto un trauma dentale; in pratica uno su cinque e con un trend in crescita. “Naturalmente non è pensabile impedire ai bambini di giocare o fare sport – afferma Alessandra Majorana, Ordinario di Odontoiatria Pediatrica all’ Università di Brescia - è importante però che vengano utilizzati caschi, paradenti e protezioni facciali a seconda dell’attività svolta ed educare i piccoli a riconoscere i rischi derivanti da comportamenti pericolosi, come dare spinte o fare lo sgambetto. Qualora si dovesse verificare un trauma, dopo aver tranquillizzato il bambino, si valuterà l'entità del danno e, se necessario, si porterà subito il piccolo presso un pronto soccorso dotato di un servizio di odontoiatria o da un odontoiatra. E’ consigliabile inoltre recuperare il dente e conservarlo in un liquido come saliva, soluzione fisiologica o latte: in questo modo se viene reimpiantato entro un massimo di due-tre ore dal trauma, ci sono buone probabilità di guarigione (3 casi su 4, contro un caso su 2 per i denti conservati all’asciutto).”  “E’ essenziale comunque far visitare il piccolo il prima possibile – raccomanda Laura Strohmenger, Ordinario di Odontoiatria pediatrica e Coordinatrice del Centro di Epidemiologia Orale e Odontoiatria di Comunità dell’OMS presso l’Università Statale di Milano – per consentire al medico di valutare se, oltre al trauma dentale, vi siano segni di lesioni o fratture al viso o alla testa che potrebbero sfuggire a una prima valutazione”. Purtroppo però, il fenomeno dei traumi dentali  non è legato solo a dentini sporgenti o a giochi sulla neve. “Ogni anno in Italia – ricorda la professoressa Polimene – sono oltre 25mila i minori vittime di abusi; una significativa percentuale di questi va incontro a lesioni del cavo orale: il team odontoiatrico svolge dunque un ruolo molto delicato nel sospettare e nell’individuare eventuali segni di abuso. Per questo il Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche della Sapienza di Roma ha di recente stretto accordi con i centri antiviolenza, come Telefono Rosa per fornire aiuto e assistenza alle donne vittime di abusi e ai loro bambini”. Vista l’importanza dell’argomento, nell’ambito del “ Progetto Linee guida” promosso dal Ministero della Salute, è stato messo a punto il documento “Linee guida nazionali per la prevenzione e la gestione clinica dei traumi dentali negli individui in età evolutiva”, che verrà presentato nei prossimi giorni a Roma, in occasione del convegno “Update in odontoiatria pediatrica: ricerca e best practices”, patrocinato dal Miur e dal Ministero della Salute. (STEFANIA BELLI)

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