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Il pacemaker senza pila

Continua l’evoluzione dei 'segna-passi'; dopo i modelli ‘senza fili’, la ricerca è pronta per quelli senza generatore
di Maria Rita Montebelli giovedì 8 novembre 2012

2' di lettura

 Per ora è solo una promessa di quello che potrebbe succedere un giorno. Ma la prospettiva è molto, molto interessante. Come ben sanno i portatori di pacemaker (l'apparecchietto che ‘ordina’ al cuore di battere), perché tutto funzioni è necessario che il generatore (la ‘pila’ del pacemaker che viene impiantata in una ‘tasca’ sottopelle, subito sotto la spalla) sia carico. Il che significa che nel corso della vita, può essere necessario cambiare più volte la ‘pila’ del pacemaker, incidendo la ‘tasca’ di pelle e sostituendo il generatore scarico con uno nuovo. Uno studio presentato al congresso dell’American Heart Association suggerisce una possibile alternativa. Un apparecchio sperimentale, che converte l’energia del battito cardiaco in elettricità, potrebbe di fornire abbastanza elettricità da far funzionare un pacemaker, senza bisogno di ricorrere a ‘pile’ esterne. In altre parole questo apparecchio, sfruttando il fenomeno della piezoelettricità (cioè l’elettricità generata dal movimento) potrebbe rendere un giorno i pazienti autosufficienti sul piano energetico, in grado cioè di produrre loro stessi l’elettricità necessaria per far funzionare il pacemaker. “Questo approccio  - afferma M. Amin Karami del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale presso l’Università del Michigan – è una soluzione tecnologica molto promettente per i pacemaker, apparecchi che richiedono solo una piccola quantità di energia per funzionare. Oggi le batterie del pacemaker vengono rimpiazzate ogni 5-7 anni e questo comporta una spesa, oltre ad essere molto scomodo per i pazienti. Senza contare che ci sono anche bambini ai quali vengono impiantati i pacemaker, ai quali questi pacemaker a piezoelettricità potrebbero risparmiare nel corso della vita un gran numero di operazioni, necessarie per la sostituzione del generatore”. L’apparecchietto sperimentale ‘cattura-energia’ ha più o meno le dimensioni delle batterie di un pacemaker e il suo funzionamento non viene disturbato da telefoni cellulari o forni a micro-onde. Gli autori dello studio ritengono che la tecnologia da loro messa a punto potrebbe presto essere integrata nei pacemaker commerciali. (LAURA MONTI)

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