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AstraZeneca, lo studio tedesco: "Il dna libero nel vaccino scatena anticorpi insoliti, questa l'origine delle trombosi?"

sabato 10 aprile 2021

AstraZeneca  

2' di lettura

Trombocitopenia trombotica immunitaria provocata da vaccino (VITT). Lo stanno studiando gli scienziati tedeschi dell’Università di Greifswald. I suddetti hanno pubblicato uno studio su una delle più prestigiose riviste scientifiche The New England journal of medicine. La loro ricerca ha concluso che la somministrazione del vaccino a vettore virale AstraZeneca provoca la reazione che ha portato al ricovero e in alcuni casi alla morte di persone a cui era stato somministrato il siero sviluppato dall’Università di Oxford.

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“La vaccinazione con ChAdOx1 nCov-19 può provocare il raro sviluppo di trombocitopenia trombotica immunitaria mediata da anticorpi attivatori delle piastrine contro PF4, che imita clinicamente la trombocitopenia autoimmune indotta da eparina” le conclusioni dello studio pubblicate dal Fatto quotidiano. Sono state 222 le segnalazioni in tutta Europa, Gran Bretagna inclusa, su 34 milioni di persone vaccinate.

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Il professore Andreas Greinacher, ordinario di Immunologia dell’ateneo tedesco, ha spiegato che i campioni esaminati hanno mostrato “anticorpi insoliti che attivano le piastrine del sangue, provocando la formazione di coaguli, che si sta valutando la presenza di cofattori e che un possibile innesco di questi anticorpi reattivi al fattore piastrinico (Pf4) potrebbe essere il Dna libero nel vaccino”, ha spiegato. Sergio Siragusa, ematologo vicepresidente della Società Italiana di Ematologia, in una intervista al Corriere dell Sera, ha spiegato invece come poter riconoscere certi rischi: "Un gonfiore a un braccio o a una gamba, dolore addominale che non si risolve, cefalea che non passa, difficoltà a respirare o dolore toracico che non si risolve rapidamente, tachicardia o emorragie e lividi". In questo caso solo per quanto riguarda soggetti giovani. In caso contrario gli effetti precedentemente elencati "potrebbero essere associati ad altro. In un paziente che sta bene e non ha nessuna malattia, la presenza di questi segni è invece importante", ha spiegato il professore.

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