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Coronavirus, con le varianti "triplicati i ricoveri": "Si replicano di più nelle nostre vie respiratorie"

lunedì 3 maggio 2021

2' di lettura

Inglese (B.1.1.7), sudafricana (B.1351) e brasiliana (P.1) sono le tre varianti più diffuse in Europa. Adesso oltre ad aumentare il rischio di ricovero per chi ne viene colpito, si accanisce sempre nelle fasce più giovani: in particolare quelle tra 20 e 39 anni e tra 40 e 59 anni. Senza però aumentare il rischio di morte.  Lo rivela una ricerca che confronta i dati relativi a oltre 23 mila casi di Covid segnalati da settembre 2020 a marzo 2021 in sette nazioni (Italia, Portogallo, Finlandia, Irlanda, Estonia, Lussemburgo e Cipro), pubblicata su Eurosurveillance , rivista scientifica online del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), scrive Repubblica.

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La variante inglese (oggi prevalente in Italia al 91,6%)  per la fascia d'età 20-39 provoca un rischio di ospedalizzazione triplo e per la fascia 40-59 un rischio di ospedalizzazione di 2,3 volte maggiore. Per la  terapia intensiva rimane invariato per la fascia 20-39, ma raddoppia per la fascia 40-59. "Suggerendo un maggiore rischio di ricovero in chi ha contratto le tre varianti del virus di maggiore interesse sanitario, il nostro studio è un invito a non abbassare la guardia", spiega Flavia Riccardo, epidemiologa presso l'Istituto Superiore di Sanità e coautrice dello studio. "Queste tre varianti presentano una aumentata trasmissibilità e, alcune di queste, mutazioni specifiche che potrebbero avere un impatto sia sull'immunità naturale di chi è guarito dalla malattia che su quella indotta dai vaccini", precisa.

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"L'aumentato rischio di ospedalizzazioni per le fasce 20-39 e 40-59 associato alle varianti significa che le varianti si replicano di più nelle nostre vie respiratorie, e quindi possono dare una malattia più sintomatica anche nelle persone giovani, che hanno un sistema immunitario che funziona bene", spiega invece l'immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell'Istituto di ricerca pediatrica di Padova. "In ogni caso, vaccinando - come si sta facendo e come è giustissimo fare per via del diverso rischio di morte - le categorie più anziane, vedremo che si abbasserà l'età media del contagio e l'età media dei ricoveri", spiega. "Dobbiamo continuare a sequenziare il virus, per vedere di continuo come cambia, sia spontaneamente che sotto la pressione della vaccinazione", conclude  la Viola.

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