L'ultimo virus

Influenza, quest'anno fa paura: cosa sta accadendo in Australia

Claudia Osmetti

Poi è vero: quest' anno sarà dura (basta vedere dove è già cominciata, per esempio a Sidney e a Buenos Aires e per tutto l'emisfero australe) e sì, in Italia abbiamo una delle popolazioni più anziane del mondo, sicuramente quella più "senior" d'Europa. Cosa che, di certo, non aiuta. Però qui il rischio è di passare da un allarme all'altro, prima il Covid e adesso l'influenza. Non c'è pace. Che al primo starnuto ti ritrovi col termometro sulla fronte e un tampone nel naso, manco sai più a quale santo votarti. Cioè a quale virus scampare. D'accordo: non sarà una passeggiata. D'accordo: d'influenza (o meglio, per le complicanze dell'influenza) si muore. L'abbiamo scoperto a inizio del 2020, quando di polmoniti e soggetti fragili e infezioni non sapevamo un tubo. Ma abbiamo anche passato gli ultimi sei mesi a dirci che sarebbe stato un successo se il coronavirus fosse diventato «come un'influenza» e adesso, che arriva proprio lei, l'influenza stagionale, che facciamo? Ripartiamo con la solita banda dell'ansia, della paura e della preoccupazione (seppure, in una certa misura, giustificata)?

 

 

 

MEDICI DI FAMIGLIA

Il fatto è che, invece, potrebbe pure essere una buona notizia. Sulla carta, almeno. Tanto per iniziare se circola l'influenza vuol dire che circoliamo anche noi: che ci siamo lasciati alle spalle gli anni dei lockdown e delle quarantene di massa, delle mascherine obbligatorie e del distanziamento forzato e, ammettiamolo, vivere due metri lontano da tutti non era questa gran esperienza gratificante. In secondo luogo, è un ritorno alla normalità. Quella vera. Quella del 2019, di quell'epoca (una vita fa) in cui dicevi "influenza" e pensavi a qualche giorno di febbre, a un raffreddore, agli starnuti che si curavano con il Vicks. No, oggiè un mezzo sos. Il ceppo H3n2 (che tra l'altro è già arrivato da settimane, i laboratori italiani lo hanno isolato a fine agosto: il che, di per sé, è quasi un record) fa spavento. La campagna vaccinale non è ancora partita in pompa magna e, per esempio, i soli medici di famiglia della Toscana hanno "blindato" almeno 100mila dosi, per star tranquilli. In Puglia qualche ambulatorio ha già aperto i battenti, in Lombardia si stanno facendo avanti i farmacisti e più di 10mila cittadini il braccio lo hanno già messo, qualche virologo ha persino iniziato a mettere fretta: Diamoci-una-mossa-stingiamo-i-tempi-acceleriamo-sulle-prenotazioni.
Tutto sacrosanto, per carità. Ché se c'è una lezione che ci ha impartito il sars-cov2 è che farsi trovare impreparati è la prima mossa (sbagliata) verso il pandemonio. Però anche un po' di senso della misura.

L'influenza c'è sempre stata, non è mica il Covid che ci è capitato tra capo e collo in un bel (si fa per dire) giorno di febbraio e tanti saluti. Questa forma, tra l'altro, la conosciamo già perché dall'altra parte del mondo l'hanno vissuta in estate. È più "aggressiva" delle precedenti, sì: però nel 2021 e anche nel 2020 non abbiamo praticamente visto le sue "antenate". Senza contare che siamo perfettamente in tempo per immunizzarci: con qualche differenza regionale (il 17 ottobre partirà la campagna nelle farmacie delle Marche; in Lombardia, per gli anziani è cominciata il 5; nel Lazio la settimana passata; in Piemonte il via è fissato per il 24 ottobre; a Grosseto la data è venerdì) i vaccini ci sono.

 

 

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DOPPIO CONTAGIO

In Inghilterra, dove circa l'8% dei pazienti col Covid si è beccato pure l'influenza, parlano già di "twindemia", cioè di doppia-pandemia: due morbi al posto di uno. Le autorità sanitarie degli Stati Uniti prevedono almeno 50mila morti, quest' anno, perla "solita" (be', insomma: ci siamo capiti) influenza. Va bene non prenderla sotto gamba, va bene non fare gli incoscienti, però raccontiamocela tutta. I vaccini sono efficaci (come quelli del Covid), sono disponibili (come quelli del Covid), sono gratuiti per tutte quelle persone a rischio (come quelli del Covid, anzi questi sono gratuiti per tutti e amen), sono anche fortemente raccomandati (come quelli del Covid) ai sessantenni e oltre. Non è il caso di ipotizzare sempre il peggio. È il caso, semmai, di fare tutto quel che si può per non finire a letto con la coperta di lana e la bolla dell'acqua calda, ma quello è un altro discorso. Un discorso che valeva uguale nel 2019 e nel 2009 e addirittura nel 1999 (e che lo varrà anche nel 2029, se vogliamo essere sinceri). Dopodiché gli appelli sono legittimi, pure auspicabili e ben vengano. Ma vediamo di non fasciarcela prima del tempo, la testa. Siamo solo a ottobre, il bilancio (e l'eventuale catastrofismo) lasciamocelo per l'arrivo della primavera.