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Stress, c'è anche quello positivo: ecco in che modo ci aiuta

di Paola Natali venerdì 24 aprile 2026

3' di lettura

In Italia lo stress è sempre più al centro dell’attenzione pubblica e scientifica. Diverse ricerche condotte da ISTAT e Istituto Superiore di Sanità mostrano come una quota significativa della popolazione riferisca livelli elevati di stress, spesso legati a lavoro, instabilità economica e difficoltà nel conciliare vita privata e professionale. Negli ultimi anni, inoltre, fattori come la pandemia e i cambiamenti sociali hanno contribuito ad aumentare il carico psicologico percepito, rendendo sempre più urgente distinguere tra stress “utile” e stress dannoso. È proprio da questa distinzione che parte l’analisi della Dottoressa Cristina Baronio medico di medicina generale, esperta in omotossicologia, medicina dei sistemi e agopuntura, che chiarisce: «In fisiologia, lo stress è una richiesta di adattamento. Il corpo è fatto per rispondere continuamente a stimoli: fame, temperatura, movimento, relazioni. Questo non è necessariamente dannoso, è ciò che ci tiene in vita». Non tutto lo stress, quindi, è negativo. Esiste infatti l’eustress, una forma positiva e temporanea che ci attiva e ci aiuta ad affrontare le sfide quotidiane, contrapposta al distress, che è invece «uno stress prolungato o eccessivo che esaurisce le risorse fisiche e ci fa sentire sopraffatti».

La differenza, spiega la Dott.ssa Baronio, si riconosce soprattutto attraverso i segnali che arrivano dal corpo e dalla mente: «Energia, concentrazione e motivazione indicano eustress; ansia persistente, stanchezza e perdita di controllo suggeriscono distress». In altre parole, lo stress diventa un problema quando smette di essere uno stimolo e si trasforma in un peso costante. Eppure, nella sua forma positiva, lo stress può rappresentare un vero alleato. «Nell’eustress si attivano gli stessi circuiti dello stress, ma in modo più breve, regolato e con esiti positivi», sottolinea la Dottoressa Baronio. In queste condizioni, il corpo rilascia sostanze come adrenalina, dopamina ed endorfine che migliorano attenzione, memoria e capacità di problem solving. È quella spinta che ci permette di affrontare un esame, una scadenza o una sfida personale con maggiore efficacia. «È una spinta naturale che, se ben gestita, può migliorare produttività e autostima», aggiunge.

Il problema nasce quando questa attivazione non si spegne. «Lo stress diventa dannoso quando è cronico e non gestito», evidenzia l’esperta. I segnali sono chiari: insonnia, mal di testa, tensione muscolare, ma anche irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione. Nel lungo periodo, il distress può favorire condizioni più serie come ipertensione, tachicardia e disturbi d’ansia. «È stata ben documentata una correlazione importante fra distress e malattie croniche, proprio per l’usura che nel tempo si crea a danno dei sistemi biologici», precisa.

Di fronte a questo scenario, la gestione dello stress diventa fondamentale. Tuttavia, eliminarlo del tutto non è realistico. «Spesso non è possibile eliminare l’agente stressogeno: pensiamo al lavoro o alla malattia di una persona cara», osserva la Dottoressa Baronio. La chiave è quindi imparare a gestirlo. Attività fisica regolare, tecniche di respirazione, mindfulness, sonno adeguato e una buona organizzazione della giornata sono strumenti semplici ma efficaci. Non meno importante è l’aspetto relazionale: «Coltivare relazioni sociali e ritagliarsi momenti di pausa aiuta a trasformare lo stress in energia più gestibile e positiva». Le conseguenze dello stress cronico, del resto, possono essere profonde. «Può incidere sull’organismo aumentando il rischio di disturbi cardiovascolari, alterazioni del metabolismo e problemi del sonno, oltre a influenzare il sistema immunitario», spiega l’esperta. Per questo motivo lo definisce «un fattore di rischio trasversale, una sorta di moltiplicatore della vulnerabilità». Parlare di prevenzione è importante e «L’unica cosa su cui possiamo agire è lo stile di vita ,monitorare i segnali del corpo, intervenire precocemente e mantenere un equilibrio tra impegni e recupero rappresentano le strategie più efficaci per proteggere la salute. È importante anche lavorare su un habitus mentale che ci permetta di non consumarci e autosabotarci. Credo sia un aspetto importante da sottolineare a questo proposito consiglio il libro "Perché alle zebre non viene l'ulcera?" di Robert M. Sapolsky »  conclude la Dottoressa Baronio.

In un Paese come l’Italia, dove lo stress è sempre più diffuso, imparare a riconoscere la differenza tra eustress e distress non è solo una questione teorica, ma una competenza fondamentale per vivere meglio.

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