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Farmaci dimagranti, ecco come agiscono sul cervello

di Paola Natali venerdì 15 maggio 2026

2' di lettura

I farmaci dimagranti di nuova generazione potrebbero agire non solo sul metabolismo, ma anche sui circuiti cerebrali della ricompensa legati al piacere del cibo. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature, che ha analizzato nei topi il funzionamento dei nuovi agonisti del recettore del peptide 1 simile al glucagone, noti come GLP-1RA. Questi farmaci sono già utilizzati con successo per la perdita di peso e il controllo del diabete, grazie alla loro capacità di ridurre l’appetito e migliorare i parametri metabolici. Tuttavia, le versioni attuali basate su peptidi richiedono iniezioni e presentano limiti di produzione. Per questo la ricerca si sta concentrando su molecole più piccole, potenzialmente somministrabili per via orale e più semplici da produrre su larga scala.

Lo studio ha utilizzato modelli animali con recettori umani “umanizzati”, per superare le differenze tra specie e osservare con maggiore precisione l’effetto dei farmaci. I risultati mostrano che i GLP-1RA non agiscono solo sui centri cerebrali che regolano la fame in senso fisiologico, ma anche su circuiti coinvolti nel comportamento alimentare legato al piacere. In particolare, i ricercatori hanno identificato un gruppo distinto di neuroni nell’amigdala centrale, una regione del cervello coinvolta nelle emozioni e nelle risposte motivazionali. L’attivazione di questi neuroni porta a una riduzione del consumo di cibi altamente appetibili, attraverso una diminuzione del rilascio di dopamina nel nucleus accumbens, una delle principali aree della ricompensa cerebrale.

In pratica, oltre a ridurre la fame “biologica”, questi farmaci sembrano attenuare anche la componente edonica del mangiare, cioè il piacere associato al cibo. Quando i neuroni dell’amigdala centrale vengono stimolati, gli animali mangiano meno alimenti gratificanti; al contrario, la loro inattivazione riduce l’efficacia dei farmaci proprio su questo tipo di comportamento alimentare. Secondo gli autori, questo meccanismo apre nuove prospettive non solo per il trattamento dell’obesità, ma anche per condizioni legate alla ricompensa alterata, come il binge eating e alcuni disturbi da dipendenza. La scoperta suggerisce quindi che i farmaci GLP-1RA a piccole molecole non si limitano a “spegnere la fame”, ma agiscono anche su come il cervello valuta il piacere del cibo, modificando in modo più profondo i circuiti neurali della ricompensa.

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