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Non solo poche ore anche dormire troppo accelera l'invecchiamento

di Paola Natali lunedì 25 maggio 2026

3' di lettura

Dormire troppo poco accelera l’invecchiamento. Ma anche dormire troppo può avere lo stesso effetto. È la conclusione sorprendente di una nuova ricerca pubblicata su Nature, che ha analizzato quasi mezzo milione di persone e ha scoperto come la durata del sonno sia strettamente collegata all’ età biologica dell’organismo. Lo studio, realizzato dal consorzio internazionale MULTI, ha utilizzato un approccio “multimodale”, combinando imaging cerebrale, proteomica e metabolomica per osservare come il sonno influenzi 23 differenti “orologi biologici” distribuiti in vari organi e sistemi del corpo.

I ricercatori hanno identificato una relazione definita “a U”: chi dorme troppo poco e chi dorme troppo mostra un invecchiamento biologico più rapido rispetto a chi mantiene una durata del sonno equilibrata. In altre parole, esiste una sorta di “zona ottimale” del sonno associata a un invecchiamento più sano. Secondo i dati emersi dall’analisi della UK Biobank, che comprende soggetti tra i 37 e gli 84 anni , il punto ideale si colloca tra circa 6,4 e 7,8 ore di sonno per notte, anche se con leggere differenze tra uomini e donne e tra i diversi organi studiati. Lo studio è particolarmente innovativo perché dimostra che il fenomeno riguarda l’intero organismo e non soltanto il cervello. Gli scienziati hanno osservato segni di invecchiamento accelerato nel sistema immunitario, nel metabolismo, nel fegato, nei polmoni, nella pelle, nel pancreas e nel tessuto adiposo. Anche il cervello ha mostrato alterazioni significative associate agli estremi della durata del sonno. A livello molecolare, dormire troppo poco o troppo a lungo sembra alterare processi fondamentali come l’infiammazione, la regolazione ormonale, il metabolismo del glucosio e i meccanismi di riparazione cellulare. Gli autori parlano di una vera e propria “accelerazione dell’età biologica”, cioè dell’usura reale di cellule e tessuti, indipendentemente dall’età anagrafica.

La ricerca ha inoltre evidenziato un legame importante con il rischio di malattie. Le persone che dormivano meno di sei ore o più di otto mostravano una maggiore probabilità di sviluppare patologie sistemiche, tra cui depressione, diabete e disturbi cardiovascolari, oltre a un aumento del rischio di mortalità generale. Uno degli aspetti più interessanti riguarda la salute mentale negli anziani. Gli studiosi hanno scoperto che l’invecchiamento biologico media in modo diverso la relazione tra sonno e depressione nella tarda età. Nel caso del sonno eccessivo, infatti, l’invecchiamento accelerato sembra essere uno dei meccanismi che favoriscono l’insorgenza della depressione. Al contrario, chi dorme troppo poco mostrerebbe un collegamento più diretto tra privazione del sonno e sintomi depressivi.

Gli autori sottolineano però che i risultati non significano che esista una durata del sonno perfetta valida per tutti. Il fabbisogno di riposo può cambiare in base all’età, al sesso, alla genetica e alle condizioni di salute. Inoltre, la ricerca non dimostra un rapporto di causa-effetto assoluto: in alcuni casi potrebbe essere una malattia già presente a modificare il sonno e non viceversa. Tuttavia, i dati raccolti suggeriscono con forza che mantenere abitudini di sonno regolari rappresenti uno dei fattori chiave per favorire un invecchiamento sano e ridurre il rischio di malattie croniche. Negli ultimi anni diversi studi avevano già suggerito un legame tra sonno e longevità, ma questa ricerca è tra le più complete mai realizzate perché mette insieme dati biologici, imaging e analisi molecolari su larga scala. Per gli esperti, il sonno potrebbe diventare in futuro un vero biomarcatore dell’invecchiamento, utile per individuare precocemente fragilità fisiche e cognitive.

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