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Il segreto per vivere fino a 400 anni : svelato un genoma che potrebbe riscrivere l'invecchiamento

di Paola Natali lunedì 6 luglio 2026

3' di lettura

Vive nelle gelide acque dell’Artico, cresce lentamente e può attraversare i secoli. Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è considerato il vertebrato più longevo del pianeta e, secondo le stime degli scienziati, può raggiungere un’età media di circa 400 anni. Oggi una nuova ricerca pubblicata sulla rivista PNAS aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione di questo straordinario primato, identificando nel suo patrimonio genetico possibili indizi dei meccanismi che gli consentono di vivere così a lungo. Per la prima volta, un gruppo internazionale di ricercatori è riuscito a sequenziare il genoma completo dello squalo della Groenlandia, costruendo una mappa dettagliata del suo DNA. Il risultato offre una finestra senza precedenti sui processi biologici che potrebbero rallentare l’invecchiamento e proteggere l’organismo dai danni che, con il passare degli anni, colpiscono tutte le cellule. Secondo lo studio, il genoma dello squalo è ricco di caratteristiche che sembrano favorire una lunga vita. I ricercatori hanno individuato geni coinvolti nella riparazione del DNA, nel rafforzamento del sistema immunitario e nella resistenza ai tumori, tre processi considerati fondamentali per mantenere l’organismo in salute per secoli.

Ma la scoperta più interessante riguarda una particolare proteina, chiamata istone H1.0. Gli istoni hanno il compito di organizzare e proteggere il DNA all’interno delle cellule. Nello squalo della Groenlandia gli scienziati hanno osservato alcune modifiche uniche negli amminoacidi che compongono questa proteina. Secondo gli autori dello studio, queste variazioni potrebbero rendere il DNA più stabile e meglio protetto dai danni molecolari che si accumulano nel corso della vita, contribuendo così a rallentare il processo di invecchiamento. La ricerca suggerisce inoltre un possibile ruolo della cosiddetta ferroptosi, una particolare forma di morte cellulare legata al metabolismo del ferro e ai danni provocati dallo stress ossidativo. Comprendere come questo meccanismo venga regolato nello squalo della Groenlandia potrebbe aprire nuove prospettive nello studio della longevità anche in altre specie, uomo compreso. Gli studiosi hanno analizzato anche la storia evolutiva della popolazione di questo gigante degli abissi e del suo parente più stretto, lo squalo dormiglione del Pacifico. Le analisi genetiche hanno permesso di ricostruire come le dimensioni delle popolazioni siano cambiate nel corso di migliaia di anni, fornendo informazioni preziose per la conservazione di una specie che cresce lentamente, raggiunge la maturità sessuale dopo molti decenni ed è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti ambientali.

Lo squalo della Groenlandia vive nelle acque profonde e fredde dell’Atlantico settentrionale e dell’Oceano Artico. Il suo metabolismo estremamente lento è uno dei fattori che gli consentono di vivere così a lungo: cresce di pochi centimetri all’anno e può impiegare oltre un secolo per raggiungere la maturità riproduttiva. Gli autori dello studio sottolineano che le scoperte non significano che sia stato trovato il “gene dell’immortalità”. Tuttavia, il lavoro pubblicato su PNAS rappresenta una risorsa scientifica di enorme valore, perché permette di comprendere meglio i meccanismi biologici che regolano l’invecchiamento e offre nuove piste di ricerca per studiare malattie legate all’età, come i tumori e le patologie neurodegenerative. In altre parole, il segreto della straordinaria longevità di uno squalo che può attraversare quattro secoli di storia potrebbe un giorno aiutare gli scienziati a capire come preservare più a lungo la salute dell’uomo. Non per vivere 400 anni, ma forse per invecchiare meglio.

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