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Sonno, ecco perché dormire può accelerare l'invecchiamento

di Paola Natali mercoledì 1 luglio 2026

3' di lettura

Quanto dobbiamo dormire per invecchiare bene? È una domanda che accompagna da sempre medici e ricercatori, ma oggi arriva una risposta sempre più convincente dalla scienza. Non esiste una formula magica valida per tutti, ma una delle più grandi ricerche mai condotte sul rapporto tra sonno e invecchiamento, pubblicata sulla rivista Nature Aging, indica con chiarezza che gli eccessi sono nemici della salute: dormire troppo poco, ma anche troppo a lungo, sembra accelerare l’orologio biologico del nostro organismo.  Per arrivare a questa conclusione gli studiosi hanno analizzato i dati di centinaia di migliaia di volontari della UK Biobank, uno dei più grandi archivi sanitari al mondo, utilizzando strumenti innovativi capaci di misurare non l’età riportata sulla carta d’identità, ma quella biologica di cervello, fegato, polmoni, pancreas, sistema immunitario e altri organi. Sono i cosiddetti “orologi biologici”, marcatori ottenuti grazie alla risonanza magnetica e alle più avanzate analisi del sangue che permettono di capire quanto il nostro corpo stia realmente invecchiando. 

Il risultato disegna una curva a forma di U. Al centro della curva si colloca la fascia considerata ideale, compresa tra circa sei ore e mezza e quasi otto ore di sonno per notte. È in questo intervallo che gli organi mostrano i segni di invecchiamento più contenuti. Quando invece il sonno scende sotto le sei ore o supera abitualmente le otto, gli orologi biologici sembrano accelerare, lasciando emergere un organismo biologicamente più anziano rispetto alla sua età anagrafica. Il cervello è tra gli organi che pagano il prezzo più alto. Le immagini e i biomarcatori analizzati dai ricercatori indicano che sia la privazione di sonno sia un riposo eccessivamente prolungato si associano a cambiamenti compatibili con un invecchiamento cerebrale più rapido. Ma il fenomeno non riguarda soltanto il sistema nervoso. Anche fegato, pancreas, polmoni, sistema endocrino, tessuto adiposo e difese immunitarie mostrano alterazioni che raccontano una stessa storia: il sonno è uno dei grandi regolatori dell’equilibrio dell’intero organismo. Le conseguenze si riflettono anche sul rischio di ammalarsi. Chi dorme meno di sei ore presenta una probabilità maggiore di sviluppare diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari, obesità, patologie respiratorie, disturbi gastrointestinali e numerose condizioni neurologiche e psichiatriche, dalla depressione all’ansia fino all’emicrania. Anche il sonno prolungato oltre le otto ore è associato a un aumento del rischio di diverse malattie, soprattutto a carico del cervello e della salute mentale. Gli autori dello studio invitano però alla prudenza: in questo caso il sonno eccessivo potrebbe rappresentare non tanto la causa della malattia quanto uno dei suoi primi segnali, quando il disturbo è ancora silenzioso.

Anche il dato sulla sopravvivenza colpisce. Rispetto a chi dorme abitualmente tra sei e otto ore, le persone che riposano meno di sei ore mostrano un rischio di mortalità per tutte le cause superiore di circa il 50%, mentre chi dorme oltre otto ore presenta un incremento di circa il 40%. Sono associazioni statistiche che non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto, ma che confermano quanto il sonno rappresenti uno dei più importanti indicatori dello stato di salute. La buona notizia è che, a differenza di molti altri fattori che influenzano l’invecchiamento, il sonno può essere migliorato. Orari regolari, un ambiente favorevole al riposo e la diagnosi precoce di eventuali disturbi del sonno possono contribuire a proteggere non solo il cervello, ma tutto l’organismo. Lo studio presenta alcuni limiti, perché la durata del sonno è stata riferita dai partecipanti e non misurata con strumenti specifici, ma il messaggio finale appare difficile da ignorare. Dormire non significa semplicemente interrompere la giornata. Significa concedere al corpo il tempo necessario per ripararsi, riequilibrarsi e rallentare il ritmo del proprio orologio biologico. In un’epoca in cui si cercano continuamente nuove strategie per vivere più a lungo e in salute, la più efficace potrebbe essere anche una delle più semplici: dormire il giusto. 

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