CATEGORIE

Dengue cosa succede al nostro DNA quando arriva i virus : la nuova scoperta

di Paola Natali giovedì 20 agosto 2026

3' di lettura

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS accende i riflettori su un possibile effetto dell’infezione da virus Dengue di tipo 4, noto come DENV-4. Secondo la ricerca, il virus sarebbe in grado non solo di provocare danni al DNA delle cellule infettate, ma anche di ridurre l’attività di alcuni dei geni che normalmente intervengono per riparare questi danni. La scoperta riguarda un aspetto ancora poco conosciuto della Dengue, una malattia virale trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Aedes e diffusa soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali. Il virus Dengue comprende quattro principali sierotipi, e un’infezione con uno di questi non garantisce una protezione completa dagli altri.

Lo studio pubblicato su PNAS ha analizzato ciò che accade all’interno delle cellule durante un’infezione provocata da DENV-4. Il DNA rappresenta il patrimonio genetico della cellula e viene continuamente sottoposto a piccoli danni. L’organismo dispone normalmente di numerosi meccanismi in grado di riconoscere queste alterazioni e ripararle. Si tratta di un sistema fondamentale per mantenere stabile il materiale genetico e permettere alle cellule di funzionare correttamente. I ricercatori hanno osservato che l’infezione con DENV-4 aumenta i segnali associati al danneggiamento del DNA. Per individuare questo fenomeno hanno analizzato, tra gli altri indicatori, la presenza della proteina H2AX, considerata un importante segnale della presenza di danni al DNA. Ma il dato più significativo emerso dalla ricerca riguarda la risposta della cellula a questi danni. Dopo l’infezione, la trascrizione di numerosi geni coinvolti nei sistemi di riparazione del DNA è risultata ridotta. In sostanza, mentre il materiale genetico della cellula mostra maggiori segnali di stress e danneggiamento, alcuni degli strumenti che la cellula utilizza normalmente per intervenire risultano meno attivi.

Gli effetti osservati riguardano diversi meccanismi cellulari deputati alla riparazione del DNA. Tra questi ci sono sistemi che intervengono nella correzione di specifiche alterazioni delle basi del DNA, nella riparazione delle rotture del doppio filamento e in altri processi fondamentali per mantenere integro il patrimonio genetico. La ricerca ha inoltre evidenziato una diminuzione della proteina ATR, uno dei principali regolatori della risposta cellulare al danno del DNA. Questa proteina svolge un ruolo importante nel controllo dei problemi che possono verificarsi durante la duplicazione del materiale genetico. La sua riduzione potrebbe quindi contribuire a modificare il modo in cui la cellula reagisce allo stress provocato dall’infezione. Parallelamente, gli scienziati hanno rilevato un aumento di  una proteina coinvolta in un meccanismo chiamato sintesi translesione. Questo processo consente alla cellula di continuare la duplicazione del DNA anche quando sono presenti alcune lesioni. È però un sistema che può essere meno preciso e quindi potenzialmente favorire l’introduzione di errori nel materiale genetico. Il quadro che emerge è dunque quello di una cellula sottoposta a una forte pressione: da una parte l’infezione da DENV-4 aumenta i segnali di danno al DNA, dall’altra modifica alcuni dei meccanismi che dovrebbero intervenire per ripararlo.

Secondo gli autori, questo fenomeno potrebbe contribuire a lasciare nelle cellule una sorta di “cicatrice” biologica dell’infezione. L’ipotesi è interessante perché potrebbe aiutare a comprendere meglio alcune possibili conseguenze a lungo termine dell’infezione da Dengue. Lo studio solleva anche interrogativi sulla possibilità che alterazioni persistenti dei sistemi di riparazione del DNA possano, in determinate condizioni, contribuire all’instabilità genomica. È però importante non andare oltre ciò che la ricerca dimostra realmente. Lo studio non dimostra che la Dengue provochi il cancro e non significa che una persona che abbia contratto DENV-4 sia destinata a sviluppare problemi genetici o tumori. Gli esperimenti sono stati condotti principalmente su cellule coltivate in laboratorio e rappresentano quindi un primo passo per comprendere un possibile meccanismo biologico. Per stabilire se gli stessi fenomeni si verificano nell’organismo umano, quanto a lungo possono durare e quali conseguenze possano avere dopo la guarigione saranno necessari ulteriori studi, compresi quelli condotti direttamente su pazienti e su campioni biologici umani.

La ricerca aggiunge comunque un nuovo tassello alla comprensione della Dengue. Il virus, secondo quanto osservato dagli scienziati, non si limita a replicarsi all’interno delle cellule, ma può anche alterare alcuni dei meccanismi fondamentali con cui queste cellule controllano e riparano il proprio DNA. Il punto centrale dello studio può essere quindi riassunto in modo semplice: l’infezione da DENV-4 sembra aumentare il danno al DNA e, contemporaneamente, ridurre la trascrizione di diversi geni coinvolti nella sua riparazione. Si tratta di un risultato ancora da approfondire, ma che potrebbe aprire nuove prospettive nello studio degli effetti cellulari della Dengue e delle possibili conseguenze dell’infezione nel lungo periodo.

tag
virus dengue
dna
ricerca
infezione dengue

Interruttore molecolare Cancro, "dna fatto a pezzi": grazie alle cellule la svolta decisiva?

Parla Pregliasco Zanzare e malattie: chi colpiscono di più e che cosa si rischia

Infezioni letali Il potassio e il fungo killer: cosa ci uccide veramente in ospedale

Ti potrebbero interessare

Cancro, "dna fatto a pezzi": grazie alle cellule la svolta decisiva?

Paola Natali

Zanzare e malattie: chi colpiscono di più e che cosa si rischia

Paola Natali

Il potassio e il fungo killer: cosa ci uccide veramente in ospedale

Paola Natali

Cancro al pancreas: la tripla terapia che blocca la resistenza tumorale

Paola Natali

Possiamo volere due cose nello stesso momento: la sorprendente scoperte sul cervello

Una ricerca pubblicata su Nature mostra come il cervello umano riesca a combinare strategie diverse per raggiungere cont...
Paola Natali

Parkinson, un piccolo cerotto potrebbe dire in tempo reale se la terapia sta funzionando

Un piccolo cerotto applicato sulla punta del dito potrebbe aiutare in futuro a capire, momento per momento, quanta levod...
Paola Natali

Cancro, niente zucchero sotto i due anni: -69% in età adulta, cifre pazzesche

C’è un periodo della vita in cui una semplice scelta alimentare potrebbe lasciare un’impronta destina...
Daniela Mastromattei

Parma sotto-choc, torna la sifilide: ecco il numero dei contagi

La sifilide non è solo un problema del passato. Le malattie sessualmente trasmissibili stanno infatti tornando a ...