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Sempre più giovani si ammalano di tumore: prostata, reni e fegato il dato che preoccupa gli esperti

di Paola Natali mercoledì 7 ottobre 2026

6' di lettura

Per anni abbiamo pensato al cancro soprattutto come a una malattia legata all'età avanzata, ma i dati che arrivano dal Regno Unito raccontano una realtà più complessa e stanno spingendo i ricercatori a interrogarsi su un fenomeno ancora difficile da spiegare: alcuni tumori, infatti, sembrano comparire con una frequenza sempre maggiore anche tra le persone che non hanno ancora compiuto 50 anni. 
Il fenomeno è stato messo in evidenza anche dal New York Times, che ha dedicato attenzione alla crescita dei tumori a esordio precoce e, in particolare, all'aumento dei casi di cancro alla prostata tra gli uomini più giovani. A fornire nuovi elementi su questa tendenza è un'analisi del World Cancer Research Fund (WCRF), che ha esaminato i dati del sistema sanitario britannico NHS confrontando le diagnosi registrate nel 2001 con quelle del 2023.

Il risultato è sorprendente soprattutto perché l'aumento non riguarda soltanto un tipo di tumore. Negli ultimi anni si è parlato molto della crescita del cancro dell'intestino tra gli under 50, ma l'analisi del WCRF mostra che anche altri tumori hanno seguito una traiettoria simile, con incrementi particolarmente evidenti per il cancro della prostata, della mammella, del rene, dell'utero e del fegato. È proprio questa contemporanea crescita di malattie diverse a rendere il fenomeno così difficile da interpretare e a spingere gli esperti a cercare una spiegazione che vada oltre un singolo fattore di rischio. Uno dei dati che più hanno attirato l'attenzione riguarda il tumore della prostata negli uomini sotto i 50 anni, per il quale il tasso di diagnosi in Inghilterra è aumentato di circa tre volte nell'arco di poco più di vent'anni. Nel 2001 i casi erano relativamente pochi, mentre nel 2023 il numero era considerevolmente più alto; si tratta comunque di una malattia che rimane molto più comune negli uomini anziani, e proprio per questo l'aumento osservato tra i giovani viene considerato soprattutto un segnale da studiare e non la prova che il tumore della prostata sia diventato una malattia frequente tra i quarantenni.

Il confronto realizzato dal WCRF prende in considerazione proprio questo arco temporale, mettendo a confronto ciò che accadeva nel 2001 con la situazione del 2023 e mostrando come sia cambiato il numero delle diagnosi e il relativo tasso nella popolazione sotto i 50 anni. Il quadro che emerge è particolarmente interessante perché, accanto alla prostata, compaiono tumori che interessano organi completamente diversi, rendendo molto difficile trovare una causa comune. La domanda che ora si pongono gli scienziati è quindi inevitabile: che cosa è cambiato nelle generazioni più giovani?
Una risposta definitiva, al momento, non esiste. I ricercatori stanno studiando una lunga serie di possibilità, dall'aumento del sovrappeso e dell'obesità ai cambiamenti nelle abitudini alimentari, dalla minore attività fisica al consumo di alcol, passando per l'esposizione a fattori ambientali e per le modificazioni del microbiota intestinale, cioè l'insieme dei microrganismi che vive nel nostro apparato digerente e che negli ultimi anni è diventato uno degli argomenti più studiati dalla ricerca biomedica.

Nessuno di questi elementi, però, può essere indicato oggi come la spiegazione del fenomeno, perché il cancro non nasce generalmente da una singola causa, ma dall'interazione di numerosi fattori che possono agire per anni prima che la malattia diventi visibile. È quindi possibile che ciò che osserviamo oggi sia il risultato di cambiamenti iniziati molto tempo fa e che abbiano coinvolto contemporaneamente alimentazione, stile di vita, ambiente e caratteristiche biologiche delle nuove generazioni. C'è poi un'altra questione che rende l'interpretazione dei dati ancora più delicata: oggi siamo molto più bravi a diagnosticare alcune malattie rispetto al passato. Esami più precisi, maggiore attenzione ai sintomi e una crescente disponibilità di strumenti diagnostici possono portare alla scoperta di tumori che un tempo sarebbero stati individuati più tardi. Una parte dell'aumento delle diagnosi potrebbe quindi essere legata anche alla capacità della medicina di vedere prima ciò che prima rimaneva nascosto. Questo non significa, però, che l'intero aumento possa essere spiegato semplicemente con una maggiore capacità diagnostica. Il fatto che segnali simili siano stati osservati per diversi tumori e in differenti Paesi ha convinto molti ricercatori che ci sia probabilmente qualcosa di più profondo da comprendere. Anche il cambiamento dello stile di vita viene osservato con grande attenzione. Le generazioni più giovani sono cresciute in un ambiente molto diverso rispetto a quello dei loro genitori e dei loro nonni, con cambiamenti nell'alimentazione, nella quantità di attività fisica, nel peso corporeo, nel consumo di alcuni alimenti e bevande e nell'esposizione a numerosi fattori ambientali. Stabilire quale di questi cambiamenti possa avere un ruolo nel rischio di tumore, tuttavia, è estremamente complesso.

Gli scienziati stanno studiando anche il cosiddetto invecchiamento biologico, cioè il modo in cui l'organismo invecchia al di là dell'età indicata sulla carta d'identità. Due persone della stessa età possono infatti avere caratteristiche biologiche differenti e alcuni fattori potrebbero accelerare determinati processi cellulari, creando condizioni favorevoli allo sviluppo di alcune malattie. Anche in questo caso, però, siamo ancora nel campo delle ipotesi e della ricerca e non esiste una spiegazione definitiva. Il dato sulla prostata, inoltre, deve essere letto con particolare attenzione. Dire che i tassi sono triplicati può sembrare allarmante, ma quando si parte da un numero iniziale molto basso anche un aumento percentuale molto grande può corrispondere a un numero assoluto di casi ancora relativamente contenuto. Il tumore della prostata continua infatti a essere soprattutto una malattia degli uomini più anziani. Lo stesso principio vale per gli altri tumori osservati nell'analisi. Il fatto che siano aumentati tra gli under 50 non significa che una persona giovane abbia improvvisamente un rischio elevato di ammalarsi, ma indica che qualcosa nella distribuzione delle diagnosi sta cambiando e che questo cambiamento merita di essere seguito con attenzione. Ed è proprio questo il punto sul quale insistono i ricercatori: non bisogna trasformare questi dati in un motivo di panico, ma nemmeno ignorarli. Il vero obiettivo è capire perché alcune forme di cancro, considerate per lungo tempo soprattutto malattie dell'età avanzata, stiano comparendo più spesso anche in persone giovani. Il fenomeno è particolarmente importante perché un tumore diagnosticato prima dei 50 anni può avere conseguenze molto diverse rispetto a una diagnosi che arriva in età avanzata, non soltanto dal punto di vista della salute ma anche per quanto riguarda il lavoro, la famiglia e la vita quotidiana. Per questo motivo comprendere le cause dell'aumento dei tumori a esordio precoce potrebbe avere conseguenze importanti anche sulle future strategie di prevenzione.

Al momento, dunque, il mistero rimane. I dati del NHS analizzati dal WCRF mostrano un aumento di diversi tumori tra gli under 50 e il New York Times ha contribuito a riportare l'attenzione internazionale su questa tendenza, ma la scienza non ha ancora individuato una spiegazione unica capace di mettere insieme tutti i pezzi. Potrebbe trattarsi della combinazione di diversi fattori, alcuni dei quali ancora sconosciuti, oppure di cambiamenti che si sono verificati molto prima della diagnosi e che soltanto oggi iniziamo a vedere nei numeri. Potrebbero avere un ruolo l'alimentazione, il peso corporeo, l'attività fisica, l'ambiente, la genetica, il microbiota e il modo in cui vengono diagnosticati i tumori, ma serviranno ulteriori studi per capire quanto ciascuno di questi elementi contribuisca realmente al fenomeno. La cosa più importante, per ora, è non lasciarsi spaventare dal dato senza comprenderlo. Il cancro rimane prevalentemente una malattia dell'età avanzata, ma l'aumento osservato per alcune forme tumorali tra le persone sotto i 50 anni rappresenta un segnale che la ricerca non può più permettersi di trascurare. La domanda che resta sul tavolo è semplice solo in apparenza: perché sempre più persone relativamente giovani ricevono una diagnosi di tumore? Gli scienziati stanno ancora cercando la risposta, ma proprio dai dati raccolti negli ultimi vent'anni potrebbe arrivare una delle chiavi per capire come prevenire, in futuro, una parte di queste malattie prima ancora che compaiano.

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