Chi vive con un cane di taglia grande lo sa: purtroppo, questi animali tendono ad avere una vita più breve rispetto ai loro simili più piccoli. Un alano può mostrare i segni della vecchiaia già dopo pochi anni, mentre un Chihuahua può arrivare a spegnere venti candeline. Ma perché succede? Una possibile risposta arriva da una ricerca che ha attirato l'attenzione della rivista scientifica Nature: nel DNA dei cani più grandi potrebbero esserci alcuni meccanismi legati a un invecchiamento più rapido. Lo studio ha preso in esame quasi 900 cani appartenenti a circa 120 razze, analizzando campioni di sangue per capire come cambiano le cellule con il passare degli anni. I ricercatori hanno osservato che alcuni segni molecolari dell'invecchiamento compaiono più rapidamente negli animali di taglia grande. A incuriosire maggiormente gli studiosi sono stati i cosiddetti «geni saltatori», particolari sequenze di DNA che possono spostarsi da una zona all'altra del genoma o crearne nuove copie.
Il nome può sembrare strano, ma descrive una caratteristica reale. Il DNA non è composto soltanto da geni che contengono le istruzioni per costruire le proteine. Comprende anche sequenze che, in determinate condizioni, possono cambiare posizione o moltiplicarsi. Durante l'evoluzione questi elementi hanno contribuito a modificare il genoma, ma la loro attività deve essere controllata, perché può interferire con il normale funzionamento delle cellule. A mantenere sotto controllo queste sequenze contribuiscono diversi meccanismi, tra cui la metilazione del DNA. Si tratta di una modificazione chimica che aiuta a regolare l'attività di alcune regioni genetiche. Con l'invecchiamento, però, questi sistemi di controllo possono diventare meno efficienti. I ricercatori hanno osservato che nei cani più grandi alcuni cambiamenti epigenetici interessano proprio le regioni in cui si trovano i geni saltatori. Questo potrebbe favorirne l'attività e contribuire all'accumulo di danni cellulari.
È una pista interessante, ma bisogna fare attenzione a non trarre conclusioni affrettate. Lo studio suggerisce un possibile collegamento tra questi cambiamenti genetici e l'invecchiamento accelerato dei cani di taglia grande, ma non dimostra ancora che i geni saltatori siano direttamente responsabili della loro vita più breve. Per capirlo serviranno altre ricerche. Gli scienziati hanno esaminato anche un altro aspetto: l'età biologica, cioè quanto un organismo appare invecchiato sulla base dei cambiamenti osservabili nelle cellule, che non sempre coincide con gli anni effettivamente vissuti. Alcuni cani mostravano segni biologici di un'età superiore a quella anagrafica e presentavano anche un rischio maggiore di morire nei due anni successivi. Questo risultato suggerisce che studiare le modificazioni del DNA potrebbe aiutare, in futuro, a valutare meglio lo stato di salute degli animali.
La scoperta interessa anche chi si occupa di salute umana. I cani condividono con noi molti aspetti dell'ambiente in cui vivono e possono sviluppare alcune malattie legate all'età simili a quelle umane. Comprendere meglio i meccanismi che regolano il loro invecchiamento potrebbe quindi offrire informazioni utili anche per la ricerca sull'uomo. Naturalmente, ciò che si osserva nei cani non può essere trasferito automaticamente alla nostra specie. Per ora non esistono cure capaci di bloccare questi processi genetici o di allungare con certezza la vita dei cani. Restano fondamentali le visite veterinarie, una corretta alimentazione, il movimento e l'attenzione ai primi segnali di malessere. Ma conoscere meglio ciò che accade nelle cellule potrebbe aiutare, un giorno, a prevenire alcune malattie e a migliorare la qualità della vita dei nostri animali.