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Nervi e capelli, legame fatale: ecco cosa può scatenare la caduta

di Paola Natali giovedì 29 ottobre 2026

3' di lettura

La perdita dei capelli non dipende sempre dall’età, dagli ormoni o da carenze nutrizionali. In alcuni casi, il sistema immunitario attacca per errore i follicoli piliferi. Compaiono così chiazze senza capelli sul cuoio capelluto e, talvolta, anche in altre parti del corpo. È ciò che accade nell’alopecia areata, una malattia autoimmune che può comparire all’improvviso e avere un andamento variabile. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature suggerisce ora che l’attività dei nervi possa contribuire all’inizio della malattia. Lo studio ha analizzato il possibile ruolo delle terminazioni nervose che circondano i follicoli.

In condizioni normali, il follicolo pilifero è protetto da una sorta di “privilegio immunitario”. Alcune sue strutture sono meno esposte all’azione delle difese dell’organismo. Nell’alopecia areata questo equilibrio si rompe. Il sistema immunitario riconosce il follicolo come un bersaglio e si concentra alla sua base. L’infiammazione altera il normale ciclo di crescita del capello e può provocarne la caduta. Gli scienziati hanno studiato a lungo le cause di questo attacco. Tra i possibili fattori ci sono la predisposizione genetica, alcune infezioni, lo stress e altri stimoli ambientali. La nuova ricerca aggiunge un elemento: anche il sistema nervoso potrebbe contribuire ad avviare l’infiammazione. I follicoli piliferi sono collegati alle terminazioni nervose presenti nella pelle. Questi nervi non trasmettono solo sensazioni come dolore, pressione e temperatura. Possono anche rilasciare molecole capaci di influenzare le cellule vicine.

Secondo lo studio, in alcune condizioni l’attività nervosa potrebbe aumentare la produzione di segnali infiammatori intorno al follicolo. Questi segnali attirerebbero le cellule del sistema immunitario e favorirebbero la perdita della protezione che normalmente difende il follicolo. In questo modo, il nervo potrebbe agire come un “interruttore biologico”. Quando viene attivato da determinati stimoli, può contribuire a creare un ambiente favorevole all’infiammazione autoimmune. Questo non significa che lo stress sia l’unica causa dell’alopecia areata. Né vuol dire che ogni periodo di tensione provochi la caduta dei capelli. Il rapporto tra sistema nervoso, sistema immunitario e follicoli è più complesso. La scoperta aiuta però a capire come diversi fattori possano interagire nelle persone geneticamente predisposte.

L’alopecia areata può iniziare in modo improvviso. In pochi giorni o settimane può comparire una chiazza liscia e ben delimitata sul cuoio capelluto. In alcuni casi la perdita dei capelli resta limitata. In altri può estendersi a gran parte della testa o anche al resto del corpo. Il coinvolgimento dei nervi potrebbe spiegare perché la malattia compaia, in alcuni pazienti, dopo un periodo di forte stress fisico o psicologico, un’infezione o un altro evento capace di alterare l’equilibrio dell’organismo. Gli autori dello studio sottolineano però che non esiste un’unica causa valida per tutti. L’alopecia areata potrebbe nascere dall’interazione tra predisposizione genetica, ambiente, sistema immunitario e segnali provenienti dai tessuti.

La scoperta potrebbe avere conseguenze anche sul piano delle cure. Oggi il trattamento dell’alopecia areata può includere corticosteroidi, farmaci immunomodulanti e, quando indicato, inibitori delle Janus chinasi. Questi medicinali agiscono su alcuni segnali coinvolti nell’infiammazione. Se il ruolo dei nervi venisse confermato, in futuro si potrebbero sviluppare terapie capaci di interrompere il collegamento tra attività nervosa e risposta autoimmune. L’obiettivo sarebbe ridurre l’infiammazione e intervenire prima che il follicolo venga danneggiato. Questa prospettiva potrebbe aiutare anche a studiare altre malattie autoimmuni. In diversi organi, infatti, il sistema nervoso e quello immunitario comunicano continuamente. È il caso, per esempio, della pelle, dell’intestino e delle articolazioni.

I risultati pubblicati su Nature rappresentano un passo avanti nella comprensione dell’alopecia areata. Non sono però ancora una cura definitiva. Serviranno altri studi per capire quanto questo meccanismo sia importante nei pazienti e quali segnali nervosi possano essere bloccati. La ricerca offre comunque una nuova prospettiva. La perdita autoimmune dei capelli potrebbe non dipendere soltanto da un errore del sistema immunitario, ma anche da una comunicazione alterata tra nervi, pelle e difese dell’organismo.

Chi nota una caduta improvvisa o la comparsa di chiazze senza capelli dovrebbe rivolgersi a un dermatologo. Una diagnosi tempestiva permette di individuare le cause, escludere altri problemi e scegliere il trattamento più adatto. Per sviluppare cure sempre più efficaci è importante capire che cosa accade prima della caduta. Secondo questa ricerca, l’attività dei nervi potrebbe essere uno dei primi segnali da osservare.

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