Roma, 25 ott. - (Adnkronos) - Il 62% dei donatori italiani, se avesse maggiore disponibilità economica, sarebbe disposto a donare di più a fronte però di maggiore trasparenza e rendicontazione, il 93% dona perché nutre un profondo desiderio di aiutare chi ha bisogno, Il 27 % aggiunge di sentire un senso di identificazione e il 19% prova un sentimento di appagamento morale. A tracciare il quadro è la ricerca "Gli italiani e il fundraising. Come donano, cosa chiedono e quali propensioni hanno i donatori italiani oggi", presentata questa mattina all'Università Bocconi in occasione dell'evento "Nid, Nonprofit innovation day". La ricerca, realizzata da Idmc con la collaborazione della società Telesurvey Italia, fotografa il variegato mondo dei donatori di denaro per cause di solidarietà o umanitarie. L'impegno dei donatori italiani, afferma Francesco Quistelli, responsabile marketing e sviluppo di Idmc, "è indispensabile per consentire la coesione sociale, per rispondere ai problemi dei più deboli e per dare forza al cambiamento. È una grande scelta di responsabilità sia da parte di chi dona che di chi riceve, in primis le organizzazioni nonprofit". Obiettivo della ricerca era indagare i comportamenti e gli atteggiamenti dei donatori italiani non profit negli ultimi 12 mesi. Sono state realizzate 1.000 interviste telefoniche ad un campione auto selezionato da un universo composto da soggetti che nel corso dell'ultimo anno avevano effettuato almeno una donazione. L'indagine è stata realizzata con metodologia Cati mediante la somministrazione di un questionario semi-strutturato volto ad indagare gli obiettivi d'indagine. Un aspetto particolare che emerge dall'indagine è che, pur in presenza di un gruppo omogeneo e molto coinvolto nella solidarietà verso il bisogno, il tema attuale del "testamento solidale" resta sconosciuto a ben 7 donatori su 10, e che 8 su 10 non intendono sottoscriverne uno. Ma nel contempo oltre il 90% dei donatori dichiara di voler continuare a sostenere le cause sociali che sente più vicine.