Roma, 24 mag. (Adnkronos Salute) - Negli ospedali italiani, circa il 40% dei pasti distribuiti ai pazienti finisce nella pattumiera. Con conseguenze amare per le casse dello Stato. Colpa, soprattutto, di cibi poco graditi ai ricoverati, oltre che delle condizioni dei malati e dell'organizzazione di visite ed esami, programmati in molti casi senza tener conto della distribuzione dei pasti. A scattare all'Adnkronos Salute la fotografia sui costi giornalieri dei pasti ospedalieri - nel giorno in cui il ministro della Salute Beatrice Lorenzin annuncia la messa a punto di un piano per il recupero dei cibi sprecati in corsia - è Ilario Perotto, presidente dell'Angem, l'Associazione nazionale delle aziende per la ristorazione collettiva aderenti alla Fipe. Una battaglia, quella della lotta ai cibi sprecati in ospedale, sostenuta anche dal numero uno dell'Angem: "Abbiamo messo a punto un progetto - afferma all'Adnkronos Salute - che non guarda solo al recupero del cibo sprecato ma anche e soprattutto all'individuazione degli sprechi: dall'acquisto alla preparazione fino alla distribuzione. Abbiamo attivato un Osservatorio ad hoc che a breve ci fornirà dati più precisi del fenomeno". Secondo Perotto, lo spreco dei pasti in corsia "potrebbe essere drasticamente ridotto solo se i capitolati delle gare d'appalto fossero meno rigidi e si permettesse ai fornitori dei pasti di dire la propria, sempre in collaborazione coi dietisti, sui menù. In questo modo - spiega l'esperto - potremo venire incontro anche ai gusti dei ricoverati. Lo spreco maggiore, infatti, è legato allo scarso gradimento e alla poca varietà dei cibi offerti. Con proposte più adeguate potremmo ridurlo almeno del 50%". Ridurre gli sprechi porterebbe certamente ossigeno alle casse dello Stato. I dati parlano chiaro: "In Italia - spiega Perotto - il prezzo di una giornata alimentare - che comprende colazione, pranzo, merenda e cena - può variare, a seconda dei bandi di gara fatti dalle singole Asl, dai 12 ai 18 euro". Con un prezzo medio quindi di 15 euro, che moltiplicato per il numero delle giornate di degenza stimate dal rapporto del ministero della Salute sulle attività di ricovero 2010 (70,7 milioni, a fronte di oltre 11 milioni di ricoveri) porta alla cifra vicina al miliardo di euro. Naturalmente si tratta solo di una stima che potrebbe presentare variazioni legate ad alcuni fattori clinici difficilmente valutabili: basti pensare alle giornate che precedono un'operazione chirurgica, in cui il paziente viene tenuto a digiuno. Un conto ragguardevole che, secondo Perotto, potrebbe finire direttamente a carico dei ricoverati: "Prima o poi, speriamo il più tardi possibile, i pazienti saranno costretti a pagarsi i pasti in ospedale. Esattamente come già succede per le mense scolastiche. Un modo come un altro per permettere al Ssn di fare cassa". Siglato accordo tra il Banco Alimentare del Piemonte e l'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, che prevede il recupero del cibo non distribuito nella mensa e nei reparti dell'ospedale per destinarlo alle mense per indigenti della città, proprio come auspicato dal neo-ministro della Salute Beatrice Lorenzin. L'ospedale Molinette, uno dei più grandi e più importanti in Italia, aderisce al progetto Siticibo, il programma del Banco Alimentare che permette di recuperare i pasti non distribuiti nelle mense collettive e/o aziendali. Saranno circa 14.000 i pasti annuali recuperati previsti (70-80 porzioni giornaliere sulle 3500 preparate quotidianamente nel nosocomio) provenienti dalla mensa del suddetto ospedale. Scrupolose procedure - riferisce una nota delle Molinette - permetteranno di garantire il corretto trattamento dei pasti recuperati. Nella catena del freddo, al termine della distribuzione, il cibo viene portato a bassa temperatura, sotto i 4 gradi, mediante appositi abbattitori e così viene mantenuto sino al suo riutilizzo. Nella catena del caldo la procedura prevede che la temperatura sia sempre superiore ai 65 gradi. Per questo al termine della distribuzione il cibo viene inserito dal personale della cucina in contenitori termici attivi poi vengono ritirati dal Banco Alimentare del Piemonte, presieduto da Roberto Cena. Il cibo recuperato viene immediatamente consegnato alle mense cittadine.