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Intervista

Paola Perego e la Rai, le confessioni: "La crisi, l'analisi e l'idea di farla finita con la tv"

Sarà un’estate di lavoro, per Paola Perego, che oltre al programma Non disturbare, in onda nella seconda serata di Raiuno, dal 7 luglio è on air ogni sabato e domenica dalle 11 alle 12 su Radio2, insieme alla scrittrice Laura Campiglio, con la trasmissione Al posto del cuore. Per lei questo è stato un esordio assoluto. «Sì, non avevo mai fatto radio ed è un’esperienza straordinaria, che mi piace da morire: in radio non hai infrastrutture, sei tu, non sei relegato in un ruolo come succede in televisione. Poi ho due autori fantastici, Marco Salvati e Alberto Di Risio, che sono gli autori di Bonolis e Fiorello e mi danno grande sicurezza». Il filo conduttore, come di deduce dal titolo, è l’amore? «Esatto, lo racconteremo in tutte le sue forme, comprese le perversioni, e sto scoprendo cose che mai avrei immaginato. In ogni puntata risponderemo alle lettere e avremo ospiti come l’esperto di neuroscienze Enrico Banchi, per spiegare ad esempio alle donne che non devono arrabbiarsi con gli uomini se non riescono a vedere una cosa che hanno sotto gli occhi perché non ce la fanno proprio: è una questione scientifica. E Bettina Zagnoli, che si definisce “sensual coach” e parla in maniera estremamente elegante della sessualità e dei sex toys party, dando consigli di seduzione a 360 gradi. Poi avremo una rubrica, “Quello che le donne non dicono noi ve lo diciamo”, con consigli agli uomini, e naturalmente tanta musica, con la storia di alcune canzoni molto famose». A chi vi rivolgete? «Agli uomini che devono imparare e alle donne che diranno: meno male che glielo spiegate!». Leggi anche: Paola Perego, il ritorno in Rai con uno scoop epocale In tv, invece, conduce un programma di interviste che si svolgono sul letto di una stanza d’albergo: come ha scelto le protagoniste? «Volevo donne particolari, che di solito non parlano molto di sé e che fossero capaci di incuriosire. Le nostre chiacchierate diventano un’occasione di confronto, perché di volta in volta usciranno fuori anche cose mie». Naike Rivelli, nella puntata di lunedì scorso, ha rivelato di non sapere chi sia il padre. Si aspettava tale confidenza? «Il clima che si crea è molto particolare, intimo, aiuta a parlare liberamente di questioni private e delle proprie debolezze. Anche la Zanicchi ha detto cose mai dette prima e Eva Grimaldi mi ha raccontato come si è innamorata di Imma Battaglia. Di ognuna delle donne che incontro scopriremo l’anima, la persona dietro il personaggio». È il suo primo programma in seconda serata: contenta o dispiaciuta di andare in onda in questa fascia oraria? «Contenta: adoro la seconda serata, è perfetta per questo programma perché di notte tutto è più intimo, rilassato. Bisognerebbe anzi sfruttarla di più, perché in prima serata devi dare al pubblico il prodotto che vuole, mentre in seconda sei più libero di affrontare temi che magari non affronteresti in altro orario». Con questi due programmi sarà impegnata per tutta l’estate. In autunno cosa l’aspetta? «Cominceremo a lavorare alla prossima edizione di Superbrain, che andrà in onda credo a gennaio ma richiede una lunga preparazione perché bisogna trovare i concorrenti. Visto che è andato bene, stavolta saranno 6 puntate, due in più dello scorso anno». Superbrain è il programma che l’ha riportata in video dopo la chiusura di Parliamone sabato dopo un servizio, trasmesso nell’ultima puntata, sulle donne dell'est con la lista dei motivi per cui gli uomini dovrebbero preferirle alle italiane. Che esperienza è stata? «Tosta. Dopo quel fatto volevo mettere un punto, chiudere con la televisione. Poi ho detto chiudo con la Rai. Io non ho la malattia del video, l’ho superata con l’analisi. Prima dovevo fare carriera, volevo piacere, ma con il tempo ho cambiato modo di lavorare: questa sono io, non si può piacere a tutti e se non piaccio pazienza, non voglio stare dove non mi vogliono. Mi sono quindi decisa a tornare quando Orfeo e Flussi (rispettivamente direttore generale e capo del personale Rai, ndr) mi hanno detto che quando il programma era stato chiuso loro non c’erano ancora e mi hanno convinta che per loro ero importante». Essere la moglie di Lucio Presta in questi anni l’ha penalizzata? «Sì, è successo che quando volevano colpire lui inevitabilmente colpissero me, all'’nizio ci soffrivo ma ora non me ne può fregare di meno, voglio essere valutata per quel che sono e non per chi ho sposato. Vantaggi non ne ho ma avuti, se non quello di lavorare con il più grande agente che ci sia; svantaggi tanti, ma dopo 36 anni di carriera non devo dimostrare niente». La più grande delusione e la più grande gioia di questi 36 anni? «La delusione sicuramente quella di Parliamone sabato. Ero rimasta male anche per il programma La Tribù, che non è mai partito, ma questo è stato di gran lunga peggio. La più grande gioia, invece, quando per la prima volta mi hanno messo il microfono, dopo aver fatto per due anni la valletta muta ad Antenna 3». La scelta che le ha cambiato la vita? «Quando ho lasciato Mediaset la prima volta: facevo una trasmissione di calcio con Maurizio Mosca, Calciomania, ma io non ero un’esperta di pallone e avevo chiesto di poter intervistare personaggi dello spettacolo: mi avevano detto di sì ma quando è iniziata la nuova edizione, un’ora prima di andare in onda mi sono resa conto che non sarebbe cambiato niente e me ne sono andata. Ma è stata la mia fortuna perché mi ha permesso di fare tante cose a Telemontecarlo e poi in Rai, mentre altre colleghe che avevano iniziato con me, anche più brave di me, non hanno avuto il coraggio di rischiare e hanno avuto meno possibilità». Ad esempio? «Susanna Messaggio, Fiorella Pierobon, Gabriella Golia, Licia Colò: tutte bravissime e rispetto a me si buttavano anche di più. All’epoca, prima di andare a fare cose, ci facevano fare il corso di dizione, di recitazione... Oggi le ragazze non le preparano più e d’estate non si sperimentano nuovi conduttori perché non c’è budget, ma in questo modo chi ci sostituirà quando andremo in pensione?». di Donatella Aragozzini