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Piero Chiambretti: "La tv? Come un chewing-gum. La mastichi e la sputi" poi l'aneddoto su Signorini

di Gian Marco Crevatin sabato 20 dicembre 2014

2' di lettura

"Ricorda cosa diceva Formica della politica?" La politica è sangue e merda. Si sbagliava. Credo sia più merda che sangue". Comincia così la lunga intervista concessa da Piero Chiambretti al Fatto Quotidiano in cui si parla di tutto: gli inizi, il rifiuto di una certa Tv, Berlusconi, l'addio alla Rai e l'approdo a Mediaset, Il portalettere, Boncompagni e pure Signorini, ma andiamo con ordine. "Lei condivide con Berlusconi l'intrattenimento sulle navi da crociera". "Partivo d’estate. Armavo una valigia alla buona e mi imbarcavo per un paio di mesi come animatore. Un anno – avevo dimenticato di rinnovare il passaporto – mi issarono comunque a bordo. Da clandestino. Non potevo mai scendere dalla nave e il viaggio si rivelò alienante". Gianni Boncompagni - "Con Guglielmi e Irene Ghergo, Gianni è l’unico che mi abbia veramente insegnato a costruire un personaggio televisivo completo" confessa Chiambretti, che ammette di essere un professionista quasi maniacale e di avere appreso la lezione dal guru di "Non è la Rai" ma allo stesso tempo di non aver lo stesso savoir faire di Boncompagni nel gestirla: "Gianni sapeva e teorizzava che la televisione è come un chewing-gum. La mastichi. La sputi. È rimasto un mezzo di massa, la tv. Un elettrodomestico acceso in sottofondo tra la cottura degli spaghetti e il pianto di un bambino. Io quella leggerezza non ce l’ho mai avuta e, temo, non la possiederò mai". Misterioso addio alla Rai - "Ho ricevuto sempre risposte evasive: ‘Non so’, ‘Adesso mi informo e ti faccio sapere’. Senza avere alle spalle alcun supporto politico fui epurato alla pari di altri più celebri defenestrati e non ho mai saputo il perché". Sul misterioso allontanamento da mamma Rai Chiambretti ammette di esserne stato condizionato in passato ("quell'allontanamento coatto pulsa la mia condizione di sempre") e di averne sofferto il giusto, perlomeno all'epoca ("a letto, arrovellandomi sulla questione, attraversai un periodo di profonda solitudine") ma di averlo superato ("Quei mesi passati nell’immobilità mi aiutarono comunque a vedere la realtà più lucidamente e a ripartire. Come in un film di Hitchcock, ho vissuto almeno due vite. Forse tre.") Signorini e la "colpa" di Dago - Si parla di Alfonso Signorini e dell'esordio televisivo del direttore di Chi e il giornalista provoca Chiambretti: "Pentito? £Se proprio si deve trovare un responsabile, quello non sono io - spiega Chiambretti - la colpa o il merito vanno ascritti a Roberto D’Agostino, l’unica persona che insieme a Boncompagni, preferiva lasciare i lavori al volo piuttosto che legarsi a doppio filo ai soldi e allo stipendio. Con D’Agostino discutemmo seccamente e al suo posto, presi Signorini". Sulla vicenda poi aggiunge un simpatico anedoto legato al fondatore di Dagospia: "Roberto disse soltanto: ‘M’avete stufato’ e minacciò di prendere cappello. Poi discutemmo ancora, lui prese la giacca e si avviò verso la porta: ‘Pensavo ci dovessimo divertire, se qui se deve lavorà ve saluto’. E andò. Andò davvero".

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