40 anni dopo

Vasco Rossi, "non avete capito niente": Vita Spericolata, cambia tutto

Il primo Vasco Rossi era capace di disseminare nei suoi testi passaggi drittissimi (basta pensare a Colpa d'Alfredo, che oggi forse gli farebbe guadagnare la gogna per svariati "reati d'opinione") o assai allusivi ("Tutto coca casa e chiesa", mitologico passaggio di Bollicine). Nessuno però sospettava che Vita spericolata, forse l'inno per eccellenza del Blasco, potesse essere travisata e fraintesa in maniera totale. Presentata sul palco del Festival di Sanremo 40 anni fa, straordinario flop all'Ariston e immediato "blockbuster" nelle radio e nell'immaginario collettivo di almeno un paio di generazioni di ascoltatori: oggi è lo stesso rocker di Zocca, in una intervista alla Stampa, a svelare il "sintomatico mistero", per dirla con Battiato, di quei versi così nostalgici e malinconici. 

 

 

 

"Festeggio i 40 anni a tarallucci e vino, come si fa sempre in questo Paese un po' balzano. Era una canzone nata dalla sbornia di ottimismo probabilmente ingenuo degli Anni Ottanta, che veniva dopo la grande illusione del sogno di poter cambiare il mondo o almeno il sistema che metteva al centro la merce, il profitto, il consumismo, la pubblicità, invece che l'uomo". Un po' come Born in the Usa di Bruce Springsteen, praticamente contemporanea: l'esatto opposto di un inno, insomma. 

 

 

 

 

"Con la sconfitta dei Settanta e il delirio delle Brigate Rosse, s'era infranto tutto. Ma poi: chi non vuole una vita spericolata a 30 anni? Una vita piena di avventura... È una delle canzoni più fraintese della storia dell'umanità, è un inno alla vita vissuta spericolatamente, nel senso di intensamente. È venuta fuori dalla mia anima, avevo alle spalle già anni di canzoni e vita sui palchi. Poi finì nell'album Bollicine, e dilagarono tutti e due". Il ritorno a Sanremo dopo Vado al massimo" del 1982 era, ricorda ancora Rossi, una forma per sdebitarsi: "Ravera mi disse che dovevo tornare per riconoscenza. E io: guarda che son venuto a febbraio e ho fatto il matto perché volevo farmi notare. Non posso tornare a fare il matto, perché dopo dovrei andare a lavorare in un circo. Continuavo a rifiutare, ma a settembre magicamente, dopo molto tempo a lavorarci, venne fuori il testo per la bellissima musica di Tullio Ferro. Mi nacque la frase Voglio una vita spericolata e poi tutto il resto: per me, quando a un artista arriva una canzone così, poi può anche finire lì la carriera. E ho pensato: 'Questa qui la voglio cantare a Sanremo, cantare voglio una vita maleducata': era uno sberleffo a tutta la platea a quei tempi molto ingessata e anche a quelli che guardavano da casa. Una canzone che meritava". Eccome.