"Buen camino" non è solo il film dei record di Checco Zalone, la pellicola con la quale il comico pugliese è balzato in testa nei ricavi piazzandosi al secondo posto di tutta la storia italiana. Secondo solo a sé stesso. Ma è anche un film pieno di significati nascosti. E, in particolare, c'è un messaggio nascosto. La commedia, infatti, diventa l'espediente narrativo per riflettere sulla vita e sul lavoro, soprattutto per chi abita a Roma e Milano.
Il principio della "fuga" non è qualcosa soltanto di geografico, ma si tratta di un vero e proprio stato mentale. Il viaggio diventa infatti una via di uscita dalla quotidianità. La tentazione di mollare tutto, anche solo per una settimana. La voglia di ripartire da zero, di uscire dalla zona di comfort , di prendere le distanze dal ritmo frenetico urbano. E chi vive in una delle metropoli italiane ne sa qualcosa. Zalone intercetta questo malessere con ironia, trasformandolo in racconto pop, accessibile e riconoscibile .
Ma c'è una sostanza differenziante. Per chi vive a Milano, il film suona come una provocazione diretta alla cultura della performance: correre, produrre, misurarsi continuamente. Chi, invece, risiede nella Capitale può ricoprire tutta la storia e la spiritualità della Città eterna.